I ricchi non piangono: niente crisi per il lusso

Tagli dei costi e nessun aumento di prezzo: questa la ricetta. Intanto si guarda a Oriente

Crisi? Non per tutti
Secondo le stime elaborate da Bank of America Merrill Lynch, nel 2010 il settore del lusso tornerà a crescere in fatturato intorno al 5%.

Le stime riguardano le aziende internazionali quotate in borsa, e sono state presentate a Milano Fashion Global Summit 2009. Per il prossimo anno si prevede una crescita del 17% per il margine operativo lordo e del 13% nell’utile. Bene anche in Borsa, dove “il mercato sembra tornato ai livelli 2007 con un enterprise value intorno a 11 volte l’Ebitda”.

I ricchi comprano? Non proprio, anche se “ad ottobre la sensazione è che siano tornati gli acquisti“, come conferma Paola Durante, capo della divisione italiana di corporate broking per Bank of America Merrill Lynch.
In realtà sono i non ricchi che restano a piedi: la crescita prevista nel 2010 dipende infatti soprattutto dal “taglio dei costi” e da “misure per aumentare l’efficienza“. Leggi, licenziamenti.

“Nessuno può permettersi l’inefficienza”, dice Durante, aggiungendo che per ora non si parla di aumentare i prezzi.
Tra i prodotti, “il grande vincitore sono stati gli accessori di fascia alta, che hanno visto un +6% del fatturato nel 2008 e un +5% nel 2009″.
L’abbigliamento d’alta gamma ha segnato rispettivamente un +7% e un -9%. Quanto a orologi e gioielli, segno negativo in entrambi gli anni: -3% nel 2008 e -6% atteso per il 2009.

Insomma, si taglia e si spera. Si spera soprattutto nei Paesi emergenti: infatti il mercato che cresce più velocemente, manco a dirlo, è la Cina.
Nel 2008, i nuovi ricchi cinesi hanno speso in beni di lusso 8,6 miliardi di dollari e a luglio 2009 il Dragone ha superato gli Usa e si è collocato al secondo posto – dopo il Giappone – per il consumo di oggetti pregiati e luccicanti.

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I ricchi non piangono: niente crisi per il lusso