Crisi finanziaria, che fare dei nostri soldi

Il tonfo delle borse fa pensare al peggio. Qualcuno evoca il '29. Ma i meccanismi di difesa del sistema attuale sono più efficaci. E i nostri risparmi più protetti


Magari siete dei maghi della finanza e avete tutto chiaro: cause, effetti e rimedi. Se è così, buon per voi. Ma, diciamolo, siete delle mosche bianche. La stragrande maggioranza dei risparmiatori si chiede smarrita che cosa sta succedendo all’economia mondiale. E più concretamente ai propri soldi. Da anni si parla di globalizzazione dei mercati, da anni chiunque può investire il proprio denaro dall’altra parte del mondo. Le possibilità di guadagno si sono allargate vertiginosamente. Ma anche i rischi. E un terremoto finanziario in America può facilmente avere conseguenze anche per la cassa di risparmio sotto casa. Ma quanto rischiamo davvero? Cerchiamo di ripercorrere velocemente gli eventi delle ultime settimane e i possibili scenari futuri.

La crisi del capitalismo?

Qualcuno l’ha definita la peggiore crisi economica dopo quella del ’29. Anche in questo caso parte in America. E’ di un anno fa il crack dei cosiddetti mutui subprime, una crisi mai digerita dal sistema economico americano. L’onda lunga arriva a questi giorni con una successione di eventi allarmante: l’8 settembre il governo americano corre in soccorso dei due giganti del mercato finanziario immobiliare, Fannie Mae e Freddie Mac: denaro pubblico per coprire un buco di 1.600 miliardi di dollari. Passa una settimana e tocca a Lehman Brothers, una delle principali banche d’affari al mondo: 613 miliardi di dollari di debito. Ma questa volta il salvagente pubblico non arriva e la banca è costretta al fallimento. Altre 48 ore e il Tesoro americano viene in soccorso all’Aig, il primo gruppo assicurativo mondiale: 85 miliardi di dollari dei contribuenti per evitare una crisi ancora maggiore di quella immobiliare. L’ultimo scossone è di ieri: il Congresso americano boccia un piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari. La notizia fa crollare le borse di tutto il mondo. E potrebbe non essere finita qui…

L’Italia è al sicuro

Che cosa succederà nel resto del mondo? Ci saranno ripercussioni anche in Italia? La situazione non è certo rosea ma sono in molti a dire che non c’è il rischio di una crisi economica mondiale come quella del ’29. Alberto Alesina, docente di politica economica ad Harvard, intervistato da Il Sole 24 Ore, sostiene che oggi esistono e funzionano strumenti di tutela del risparmio (come le garanzie sui depositi) che allora non erano neppure immaginabili. Inoltre le autorità economiche non stanno ripetendo gli errori che fecero nel ’29 e che estesero la crisi finanziaria anche all’economia reale. I salvataggi “mirati” – in alcuni casi sì e in altri no – servirebbero proprio ad arginare la crisi dove potrebbe diventare contagiosa senza snaturare le logiche di mercato. “Non si vuole lanciare il pessimo messaggio che qualsiasi cosa succeda il salvataggio pubblico è comunque assicurato e che fallire è impossibile”, avverte Francesco Vella su lavoce.

E i nostri soldi?

Resta da chiedersi dove investire i nostri risparmi ora che anche il vecchio mattone è in crisi. In un momento di incertezza è bene puntare sulla liquidità dell’investimento cioè sulla possibilità di disinvestire velocemente e senza perdite. E’ il momento del successo dei conti di liquidità, cioè quelle forme di deposito bancario (soprattutto online) che offrono un interesse leggermente superiore ai conti correnti standard: non sono certo i guadagni ottenibili (in teoria) con investimenti a rischio più alto, ma mettono al riparo dall’ inflazione il potere d’acquisto del nostro denaro e garantiscono un piccolo margine.

Le banche italiane in ogni caso non corrono particolari rischi essendo ai margini della tempesta: se la cavano con un calo del loro valore di Borsa, a volte anche consistente, ma inferiore a molte altre banche europee. Inoltre è bene ricordare che i depositi bancari sono coperti dalla garanzia di un Fondo interbancario fino a 103 mila euro per ogni singolo conto corrente. Insomma, con tutta probabilità non vedremo i risparmiatori nel panico in coda agli sportelli. (A.D.M.)

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