Crisi Venezuela: il salario minimo vale 1 kg di patate

In Venezuela uno stipendio mensile non permette una vita dignitosa: ecco cosa dice l'indagine Euronews

Avanza sempre più la povertà in Venezuela, che ormai dal 2014 sta affrontando un’importante crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese.

L’inflazione è arrivata alla soglia record del 40.000%, secondo stime di ricercatori che analizzano l’andamento dei prezzi da una decina di anni. La maggior parte degli economisti concorda nell’individuare la causa dell’iperinflazione nel petrolio e nelle politiche economiche socialiste del presidente Nicolás Maduro, come la decisione di fissare il prezzo di alcuni beni ad un prezzo inferiore rispetto al costo di produzione.

Secondo un sondaggio di Euronews, effettuato su un piccolo gruppo di venezuelani, con uno stipendio minimo mensile, che si aggira sui 5 milioni e 200 mila bolìvares, pari a 1,30 euro, è possibile acquistare 1 kg di patate o pomodori, 5 tazzine di caffè e mezzo hamburger. Non solo: un venezuelano non può pagare una pizza intera con uno stipendio minimo, ma solamente assaggiarne tre quarti.

Il Presidente Maduro trova nell’opposizione e nell’influenza di Washington i capri espiatori di una situazione, che si fa di mese in mese sempre peggiore. Sono stati rifiutati inoltre gli aiuti internazionali offerti, mentre la crisi viene affrontata stampando più denaro e aumentando il salario minimo. Nell’arco di 12 mesi, lo stipendio minimo mensile è stato alzato più di sette volte.

Le conseguenze non lasciano alternative: la maggior parte dei venezuelani soffre la carenza di cibo, tanto che un quarto della popolazione consuma meno di due pasti al giorno, secondo uno studio delle tre Università di Caracas. Alcuni beni essenziali come riso e pasta sono disponibili solamente al mercato nero e costano cinque volte il normale prezzo applicato al supermercato.

“Se voglio fare una torta, dovrò andare in almeno tre posti diversi. Non c’è modo di trovare la farina, lo zucchero e le uova nello stesso posto” ha dichiarato Carola di Caracas a Euronews. Secondo i dati raccolti dal Centro di Documentazione e Analisi Sociale della Federazione Venezuelana degli Insegnanti, il bilancio alimentare mensile per una famiglia di cinque persone è superiore a 300 milioni di bolìvares, lo stipendio di più di 57 lavoratori.

Non solo cibo, ma anche farmaci: nelle farmacie è disponibile solo il 38% delle medicine di base ed il mercato nero ha trovato nella rivendita dei medicinali una grande fonte di guadagno.

Se pane, pasta e uova, costano più di uno stipendio, la benzina è al contrario accessibile ed economica. Caracas detiene le maggiori riserve petrolifere del mondo, tanto che fino al 2014 il commercio del cosiddetto “oro nero” costituiva il 95% dell’economia.

Con soli 200 bolìvares è possibile fare il pieno di una macchina media: una tazza di caffè è 6 mila volte più cara. E c’è anche chi lascia una mancia ai dipendenti della stazione di servizio doppia rispetto al prezzo di un pieno. In un clima di crisi economica, si aggiunge anche una deriva politica di violenza: oltre all’esercito venezuelano, si stanno diffondendo i colectivos, gruppi paramilitari filogovernativi. Sono spesso composti da ex carcerati e agiscono in nome di Maduro.

C’è chi sceglie di scappare e chi invece non si arrende e rimane per lottare: il “sogno socialista” ha portato a poter comprare solamente 24 uova con uno stipendio, ma non ha spento la speranza di una vita più dignitosa.

Crisi Venezuela: il salario minimo vale 1 kg di patate