Crisi turismo, hotel in ginocchio: partito l’assalto dei Gruppi stranieri 

Che hanno fiutato l'affare e sono pronti ad approfittare della debolezza economica della gran parte degli albergatori, in particolare nella Capitale

Tra i tanti settori penalizzati dall’improvvisa esplosione della pandemia con annesse conseguenze, il turismo, come prevedibile in un Paese come l’Italia, è senz’altro uno di quelli che ha pagato il prezzo più alto. Restrizioni ai voli verso il nostro Paese e raccomandazioni di limitare i viaggi direzione Bel Paese stanno producendo danni devastanti per un settore e un indotto chiave per la nostra economia, già in sofferenza.

I GRUPPI STRANIERI FIUTANO L’AFFARE – “Ti chiamano, chiedono come stanno andando le cose e poi ti fanno la proposta: se non ce la fai a ripartire compriamo noi”, tante testimonianze che scelgono di restare nell’anonimato ma scattano la fotografia di una realtà sempre più drammatica con gli hotel della Capitale, in particolare,  che sono già finiti nel mirino dei Gruppi stranieri che hanno già fiutato l’affare. Pochi gli alberghi che, nonostante la fine delle restrizioni, sono riusciti a rimettersi in pista, specie considerando che lo zoccolo duro di turisti americani, giapponesi, cinesi ed europei hanno smesso di viaggiare. Soprattutto, difficile prevedere ora cosa succederà nei prossimi mesi con l’incognita della seconda ondata che ancora aleggia.

Trasformare la crisi in opportunità: questa la frase che sentiamo ripetere da più parti in questi giorni. Devono averla presa alla lettera i grandi gruppi d’investimento internazionali che, in scia alla crisi, hanno mosso i primi passi per approfittare della debolezza economica di molti albergatori e accaparrarsi alcuni immobili il cui valore, inevitabilmente, è sceso.

 

I numeri fin qui sono impietosi e si teme l’onda lunghissima della crisi. Ventinove milioni le presenze a Roma nel 2019, secondo i dati Istat che nel report di fine anno raccontava come gli stranieri fossero il 69 per cento. Sembra una vita fa. “La situazione è ora drammatica – sottolinea Giuseppe Roscioli, a capo della Federalberghi – Solo il 25% delle strutture alberghiere al momento ha riaperto visto che i costi sono troppo alti e senza clientela non si possono sostenere le spese di gestione e del personale”. Si teme che andando avanti di questo passo, in meno di un anno il 40% delle aziende potrebbe addirittura non esistere più: uno scenario shock, ovviamente il più catastrofico che potrebbe anche peggiorare specie se con l’autunno/inverno il virus dovesse rialzare la testa costringendo a reintrodurre misure restrittive e limitazioni.

Secondo le stime dell’Agenzia Nazionale del Turismo, a causa del coronavirus, nel 2020 i visitatori stranieri crolleranno del 55% con una perdita di 23 miliardi.

A pagare il conto più salato Venezia,  ma non se la passa meglio Firenze, che ha già calcolato che perderà circa 900mila pernottamenti. Nelle ultime settimane, le  prenotazioni, poche, sono arrivate soprattutto dai Paesi europei più vicini, come Germania e Austria. “Di richiesta dalla Cina e dagli Usa non c’è nemmeno l’ombra e molti hotel di lusso, specie nelle città d’arte e d’affari, hanno deciso di non riaprire perché non conviene” spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi senza calcolare che “I voli dall’estero acquistati per venire in Italia fino al 19 luglio sono calati del 91.4%”.

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