Crisi, le riforme promesse dall’Italia per la crescita

Già entro la fine dell’anno, l’esecutivo dovrà varare interventi strutturali. Ecco quali sono

Dalla pensione a 67 anni ai licenziamenti facili per le imprese in crisi. Sono queste alcune delle riforme promesse dal governo Berlusconi all’Europa. Un pacchetto d’interventi che dovrebbe agire su due fronti: contenimento della spesa pubblica e stimolo per la crescita economica.
Vediamo in sintesi le date e le linee d’azione dell’esecutivo.

Il 15 novembre dovrebbe essere il termine entro cui sarà messo a punto un piano che consenta di utilizzare pienamente i fondi strutturali. Un piano attraverso il quale concentrare gli sforzi sulla crescita soprattutto al Sud dove sono sprecate gran parte degli aiuti europei.

Entro il 30 novembre, poi, appuntamento con il piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico.

La fine dell’anno è il limite di un’altra importante serie di interventi strutturali. Per esempio il governo dovrà definire un programma (spending review) di riorganizzazione della spesa pubblica. I capitoli su cui si focalizzeranno gli interventi sono i seguenti: integrazione operativa delle agenzie fiscali; razionalizzazione delle strutture periferiche dello Stato e degli enti previdenziali; coordinamento delle attività delle forze dell’ordine; razionalizzazione dell’organizzazione giudiziaria e riorganizzazione della rete consolare e diplomatica.
Con gli incentivi fiscali si cercherà di agevolare la capitalizzazione delle aziende. Inoltre saranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, rafforzando la concorrenza.
Al fine di agevolare l’occupazione femminile e giovanile, ci saranno programmi di promozione dei contratti di part time e di apprendistato. Non si esclude il ricorso al credito d’imposta.
Il Governo è intenzionato ad approvare tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria entro la fine dell’anno. Sempre sul settore dell’istruzione, si punta ad accrescere l’efficienza delle scuole definendo per l’anno scolastico 2012-2013 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti, valorizzando il ruolo dei docenti e introducendo un nuovo sistema di selezione e reclutamento.

Appuntamento, invece al prossimo anno per le riforme sulle pensioni e i licenziamenti “facili”.

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