Crisi e media, cosa (non) sanno gli italiani della situazione economica

Qual è il tasso di crescita, di inflazione e di disoccupazione nel nostro paese? Solo 4 italiani su 100 rispondono correttamente a queste domande. E non sono quelli che guardano la Tv

Crisi e ancora crisi. E’ una delle parole più ricorrenti sui media da due anni a questa parte. In principio era la crisi dei subprime che diede origine a quella delle grandi banche. Poi venne la crisi economica, quella “vera”, che ha fatto – e fa ancora – stringere i denti a molti. In ultimo (ma solo in ordine di tempo) è giunta la crisi “greca” dove a rischiare di fallire non sono solo le banche e le imprese ma gli Stati. Se ne parla per capirla, per affrontarla, scongiurarla, minimizzarla. Almeno, alla fine, dovremmo conoscerla a fondo, questa crisi. Ma è davvero così?

Non si direbbe. Stando a uno studio dell’Isae, l’Istituto di studi e analisi economica, sulla conoscenza dei dati economici degli italiani, i media italiani non aiutano davvero a capire la crisi. Non tutti almeno. Chi usa come canale esclusivo o principale la televisione, ad esempio, è meno informato di chi raccoglie i dati su internet (un risultato che ci conforta).

L’indagine è stata svolta sulla base di tre domande su altrettanti concetti economici basilari, diffusi anche presso il grande pubblico: 

                  1) A quanto ammonta la variazione del prodotto interno lordo (Pil) in Italia nel 2009
secondo l’Istat? (intervallo proposto: -10% / +10%)

2) Qual è l’attuale tasso di disoccupazione? (intervallo proposto: 0,1% / 20%)

3) Qual è l’attuale tasso di inflazione? (intervallo proposto: 0,1% / 40%)

           

Informazione, internet batte Tv 3-0

I risultati dell’indagine sono stati poco incoraggianti: ha risposto circa un quinto degli intervistati e tra questi le risposte corrette erano tra il 10 e il 20% a seconda della domanda. In particolare:

• per chi si informa solo attraverso la Tv la probabilità di dare la risposta giusta scende:
  – al -4% sulla variazione del Pil,
  – al -9,3% sul tasso d’inflazione,
  – al -11,7% sul tasso di disoccupazione;

• per chi utilizza Internet, la probabilità di dare la risposta giusta invece sale:
  – al +4,3% sulla variazione del Pil,
  – al +7,7% sul tasso di disoccupazione,
  – al +10,8% sul tasso di inflazione.

Un ottimismo indotto

Il risultato più sorprendente è in ogni caso quello relativo alla prima domanda, sulla crescita economica. Tra coloro che rispondono, 3 su 10 ritengono addirittura che l’economia italiana nel 2009 sia cresciuta. Altri 5 pensano che il Pil sia calato sì, ma meno del 2%.

“Ma non era la crisi un portato del pessimismo degli italiani?“, commenta Tito Boeri, economista di lavoce.info, presentando il rapporto Isae. “Più volte nell’ultimo anno è stato detto che è il pessimismo degli italiani a causare la crisi. I dati sembrano dirci esattamente il contrario. L’economia va male mentre gli italiani sono eccessivamente ottimisti rispetto all’andamento della nostra economia”. Perché?

Come ti piloto l’informazione economica

Per capirlo vediamo, sempre con Boeri e lavoce, come si può “pilotare” una notizia economica (e contribuire a orientare l’opinione del pubblico). Ecco un esempio: la notizia riguarda il dato Istat sulla produzione industriale di marzo 2010.

Il comunicato Istat recitava:

                       “Nel mese di marzo 2010, sulla base degli elementi finora disponibili, l’indice della produzione industriale destagionalizzato, con base 2005=100, ha registrato una diminuzione dello 0,1% rispetto a febbraio 2010″.

Ma nell’edizione delle 20 del Tg1 del 10 maggio la notizia passava così:

                           Forte aumento della produzione industriale italiana che a marzo è cresciuta del 6,4%. Lo comunica l’Istat specificando che si tratta del dato migliore dal 2006. Complessivamente nel primo trimestre 2010 la produzione è aumentata del 3,1%, rispetto allo stesso periodo del 2009″.

Com’è possibile? Semplicemente il Tg1 ha comunicato il dato tendenziale (la variazione sul lungo periodo, cioè rispetto al marzo 2009) come se fosse quello congiunturale (sul breve, cioè rispetto al mese precedente, febbraio 2010). In altre parole:

• la produzione è cresciuta del 6,4% in un anno, non in un mese, come lascia intendere e la notizia del Tg (“a marzo è cresciuta del 6,4%”);

• inoltre il Tg non dice che il marzo 2009 è stato il punto di minimo storico della produzione industriale dal dopoguerra. Dunque “il dato migliore dal 2006” si svuota. “L’aumento registrato nel marzo 2010 è il più grande in termini tendenziali, cioè rispetto ai 12 mesi precedenti (ovvero rispetto al marzo 2009)”, osserva Francesco Daveri su lavoce. “Ma se pensiamo che dall’aprile 2008 al marzo 2009 abbiamo avuto la crisi peggiore degli ultimi ottanta anni si capisce che migliorare rispetto al punto più basso della crisi è stata la parte facile”. E come si vede è facile anche riportare un dato, pur vero, in maniera assolutamente fuorviante.

Post scriptum. Ecco le risposte esatte alle tre domande: nel 2009 la contrazione del Pil è stata del -5%, il tasso di disoccupazione è aumentato all’8,8% e, come succede quasi sempre in tempi di crisi, l’inflazione è diminuita fermandosi al 1,3%. (A.D.M.)

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