C’è crisi e le Pmi si trasformano

Intanto nasce il Fondo italiano di investimento per sostenerle

L’Italia non accelera per uscire dalla crisi, tuttavia nell’operoso Nordest ci si prova.
Lo attesta l’ultima rilevazione dell’OpinionPanel realizzato dalla Fondazione Nord Est per Veneto Banca olding, su di un gruppo di imprenditori nordestini. Per ricominciare lentamente a crescere, bisogna cambiare.

Il mercato delle Piccole Medie Imprese (Pmi) non è più quello di prima e, volenti o nolenti, bisogna trasformarsi. Come? Ecco quali sono i trend.

Più mondo, meno Italia
Bisogna intercettare la domanda sui mercati esteri ben di più di quella nazionale. Le Pmi del Nord Est sono storicamente aperte al mondo e adatte all’export, ora cercano di intercettare i nuovi mercati spaziando dall’America Latina, all’Est Europa, fino ai Paesi africani del bacino Mediterraneo.
Il problema resta per chi non è sufficientemente strutturato per inserirsi in una filiera internazionale: per loro, il mercato locale promette davvero poco.

Ristrutturazione
Si punta a una più elevata produttività, aumentando la produzione e contenendo i costi e l’utilizzo degli impianti. Anche qui, le aziende più grandi e organizzate sono messe meglio delle piccole imprese manifatturiere che costituiscono il loro network di subfornitori.

Occupazione
E’ ovvio che questi processi implicano grandi patimenti per il livello occupazionale: si stringe la cinghia, si contengono i costi e indovinate chi ci rimette. La speranza è la solita: gli ammortizzatori sociali, che hanno finora consentito alle Pmi del Nord Est di contenere gli esuberi.
Il punto, per gli imprenditori, è preservare il livello di professionalità che sarà necessario domani, o più probabilmente dopodomani, in un mercato più competitivo. E se la scommessa sarà vinta, l’occupazione ricomincerà a crescere.

Inevitabilmente queste tendenze ridurranno il numero di Pmi, che però saranno più solide e produttive. E, soprattutto, si posizioneranno su un livello di mercato a maggiore valore aggiunto.
A questo proposito, governo e Confindustria annunciano la nascita del “Fondo italiano di investimento“, una cassa pro-Fmi destinato a rafforzare il patrimonio delle piccole e medie imprese italiane.

Avrà una dotazione iniziale di un miliardo di euro, servirà a favorire ricapitalizzazioni e aggregazioni industriali finalizzate a una maggiore competitività.
Secondo Emma Marcegaglia – presidente di Confindustria – il fondo si rivolge a un bacino potenziale di 15mila aziende sparse nel territorio, il 70% manifatturiere. «Non è uno strumento per salvare le imprese in crisi», ha spiegato la leader degli industriali. Ma per «affiancare le imprese, aiutarle a diventare più forti e ad affrontare le sfide» che hanno davanti.

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C’è crisi e le Pmi si trasformano