Crisi Grecia, arriva l’eurotassa per le banche

Potrebbe passare l’ipotesi della Germania: gli operatori con bond ellenici nel portafoglio devono partecipare al salvataggio

Questa sera inizierà il vertice per salvare la Grecia e trovare soluzioni per uscire dalla crisi del debito sovrano. L’obiettivo è trovare una soluzione per il rilancio della moneta unica e per evitare situazioni di contagio sulla scia della crisi sul debito pubblico.

Tra le ipotesi sul tavolo di lavoro, l’introduzione di un eurotassa sugli istituti di credito insieme al riscadenziamento del passivo di Atene.
Il problema è legato all’insufficienza del piano da 110 miliardi varato un anno fa per salvare la Grecia. Occorre, dunque, varare un nuovo piano alternativo. Il punto di partenza è quella della Germania, che vuole la partecipazione degli operatori privati che hanno in portafoglio bond ellenici.

Le bozze dei documenti di lavoro prevedono di affiancare l’imposta con almeno uno di questi interventi:
– impegno da parte delle banche di riscadenziare i bond nazionali (è il cosiddetto rollover);
– estensione della durata del debito, fino a 30 anni;
– taglio dei tassi di interessi pagati da Atene per i prestiti europei (dal 4,5 al 3,5%).
Da vedere si queste misure saranno accolte. Le resistenze non sono poche. Forse, come dice il cancelliere tedesco, Angela Merkel, il vertice non porterà a “soluzioni spettacolari”, il che, tradotto in altre parole, significa l’inizio di un processo di misure da varare nel corso del tempo e in funzione dell’andamento della crisi.
Intanto Ieri le banche tedesche e francesi si sono schierate contro la tassa. C’era da immaginarselo.

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