Crisi economica, le soluzioni per imboccare la strada della ripresa

"Non ci resta che crescere" è il nuovo libero dell’Università Bocconi: diciassette capitoli dedicati alle misure per il cambiamento. E per guardare al futuro con ottimismo

Il decreto sviluppo si fa attendere. Anzi il premier ci fa sapere che “non ci sono soldi” e comunque “non c’è fretta”. Eppure una parte del Paese non la pensa così. La crisi economica e finanziaria sta presentando un conto salato. Fatto di disoccupazione, aziende in difficoltà e pressione fiscale giunta a livelli di guardia.
Dunque mai come in questo momento i costi delle mancate riforme si non sentire. Anche se nonostante il tanto parlare, l’inazione è diventata la regola. C’è, però, un gruppo di cittadini pronti a proporre e sostenere un programma di cambiamento, opposti alla difesa di rendite fori dal tempo e alle “corporazioni medievali”.

Riforme illustrate e spiegate nel nuovo volume “Non ci resta che crescere – Riforme: chi vince, chi perde, come farle” (Università Bocconi editore, 2011, 194 pagg. 16 euro), curato da Tommaso Nannicini, da una serie di esperti tra cui Pietro Ichino, Tito Boeri, Maurizio Ferrera, Carlo Scarpa, Dario Di Vico, Giorgio Vittadini e Chicco Testa. Un volume sulle riforme necessarie in Italia che si distingue proprio per l’enfasi data al come farle, facendo leva, come spiega Nannicini, sugli interessi che ne trarrebbero beneficio, dai giovani alle donne agli imprenditori, e arginando gli ostacoli che hanno finora frenato le riforme: le difese corporative e i ritardi culturali (come l’opposizione preconcetta alle nozioni di valutazione e mercato).

“Crescita, produttività e investimenti che stagnano, disuguaglianza che cresce… sono tutti segnali di quello che potremmo chiamare un ‘dolce declino’ ”, spiega Nannicini. Mantenendo però l’ottimismo. “Questo circolo vizioso può essere spezzato. Ne esistono le condizioni, perché i costi economici e sociali dell’immobilismo stanno crescendo e si sta formando una constituency delle riforme, un insieme di elettori che potrebbero dare fiducia a un programma di profondo cambiamento del paese.”

Dunque la ricetta è concentrarsi su come fare le riforme necessarie per rimettere in moto l’economia, tenendo conto delle caratteristiche del campo politico e individuando gli interessi che trarrebbero beneficio dalle riforme, mobilitandoli politicamente e dandogli voce, soprattutto i giovani sul cui protagonismo politico qualsiasi programma di riforme deve puntare.

Sono diciassette i capitoli del volume dedicati alle misure necessarie dove, tra l’altro, Pietro Ichino discute di mercato del lavoro e del bisogno di spostare l’enfasi dalla protezione del lavoratore in azienda alla protezione sul mercato, Maurizio Ferrera di welfare e il bisogno di un nuovo patto chiaro che riequilibri la spesa sociale e Filippo Taddei di riforma del fisco, proponendo una riduzione delle tasse sul reddito e un aumento delle imposizioni su immobili e rendite. Tito Boeri si sofferma su immigrazione e il bisogno di attirare l’ingresso di persone con alto capitale umano e di favorire la mobilità degli immigrati, Massimo Motta e Michele Polo illustrano i benefici di una maggiore concorrenza e liberalizzazione nell’economia, Stefano Gagliarducci, Andrea Ichino e Andrea Gavosto il bisogno di sistemi di valutazione e autonomia nelle scuole e nelle università e! Pietro Micheli di un cambiamento radicale del modo di operare della pubblica amministrazione (applicando criteri di valutazione e rinnovando la formazione e il reclutamento) dato che molte delle riforme proposte nel volume dipendono dalla qualità della nostra burocrazia.

Per dare spinta a queste proposte, e soprattutto assicurarsi il consenso dei potenziali beneficiari, spiega Nannicini, servirà anche una classe politica credibile. Che va creata abolendo in primo luogo le proprie rendite e posizioni di potere e poi rendendo più aperta e concorrenziale la selezione delle candidature politiche. Obiettivo che Nannicini propone di ottenere tramite il ritorno ai collegi uninominali che spingerebbe i partiti a scegliere i candidati migliori. “Abbiamo risorse umane e materiali che pochi paesi possono vantare, che aspettano una prospettiva credibile per rimettersi a rischiare e crescere. Manca solo un imprenditore politico (leader o partito) che accenda la miccia,” conclude Nannicini.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Crisi economica, le soluzioni per imboccare la strada della ripresa