Crisi economica post Covid, allarme depressione in Italia

Secondo gli esperti, la disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento sino a 150 – 200 mila casi 

Un impatto, quello che il coronavirus ha avuto sulle nostre vite, praticamente impossibile da quantificare. Da quando è esploso con la forza travolgente di uno tsunami ad oggi, è cambiato tutto o quasi. Abbiamo dovuto imparare a costruire una nuova normalità, diverse abitudini, ridisegnare giornate e rapporti,  in pochissimo tempo.

C’è chi, costretto dal lockdown a chiudere l’attività, non l’ha più  riaperta, chi non ha più un lavoro, chi si trova in cassa integrazione. Una situazione drammatica, con il rischio depressione che avanza a grandi passi tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che l’emergenza Coronavirus riguardi anche la salute mentale.

In Lombardia, la regione più colpita,  si stimano oltre 150.000 persone con depressione maggiore,  la forma più acuta della malattia, e 1,3 residenti ogni 100 mila abitanti hanno ottenuto una prestazione previdenziale per invalidità o inabilità nel 2015, con un costo pari a circa 9.500 euro pro-capite.

Secondo i dati presentati dalla Fondazione Onda, la disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento sino a 150 – 200 mila casi di depressione, pari al 7% delle persone depresse. Secondo lo studio, infatti, nell’arco di qualche mese si è verificato, un aumento dei sintomi depressivi nella popolazione a causa della concomitanza di più fattori, tra i quali, oltre al distanziamento sociale, la solitudine, la paura del contagio c’è anche in maniera molto consistente la crisi economica.

Affinché tutto riparta davvero, economia compresa, la fase3 non può prescindere dalla presa in considerazione di un benessere individuale e collettivo a tutto tondo, che non trascuri nemmeno la salute psichica dei cittadini duramente provati dal lockdown. Perché l’eredità della pandemia da Covid-19, purtroppo, farà sentire i suoi effetti ben oltre la fase emergenziale. Ma per far sì che non si trascinino le conseguenze del malessere accumulato durante la fase1 e 2, è stato proposto al Decreto Rilancio un emendamento da Francesca Troiano, tra i componenti della XII Commissione Affari Sociali, con l’obiettivo di aiutare i cittadini e la comunità a ripartire, grazie all’aiuto e al supporto delle equipe psico-sociali.

“Abbiamo bisogno di strumenti di sostegno per la diffusione di iniziative di supporto psicologico – sottolinea –  in modo permanente, non solo per tutti i cittadini che hanno vissuto sulla propria pelle tutte le conseguenze del Covid-19, ma anche per medici e personale socio-sanitario che in questi mesi hanno fronteggiato, in prima linea, l’avanzata del virus trascurando famiglia e se stessi. Tornare alla vita normale, passa dalla normalità personale di uno stato psico-sociale: più lo Stato fornirà strumenti di supporto, più torneremo a rivivere ai livelli ante Covid-19″.

“Abbiamo imparato, dolorosamente, che alle catastrofi occorre prepararsi per tempoe, per il futuro, dovremo far tesoro di questa consapevolezza riacquistata”  aggiunge Felice Torricelli, Presidente ENPAP, che parla anche a nome dei tanti Psicologi liberi professionisti, fortemente impegnati nelle attività di volontariato durante questa emergenza. Più volte in passato, infatti, si è visto quanto sia stato importante prestare subito la massima attenzione ai problemi di ordine psicologico che si manifestano nelle popolazioni colpite da calamità.

“Questi effetti – continua Torricelli – possono palesarsi già durante la fase acuta o evolvere in modo subdolo, ma hanno comunque ripercussioni pesanti sul benessere delle persone e sulla loro capacità di essere cittadini, lavoratori, genitori, studenti, membri di una comunità”.

“L’emergenza Covid-19 ha portato cambiamenti che hanno pesantemente investito il lavoro, le abitudini, la scuola, le disponibilità economiche – aggiunge Federico Zanon, Vicepresidente ENPAP – cambiamenti come questi, subiti e non cercati, hanno un impatto violento su famiglie, persone e comunità. Parliamo di un’intera popolazione sottoposta a un enorme stress da adattamento. L’aumento diffuso delle difficoltà anche psicologiche è praticamente una certezza, in una situazione come questa. Sappiamo che il valore di un Paese proviene in larga misura dallo ‘stock umano’, cioè dalle persone e dalle loro capacità. Lo stock umano italiano vale 8,5 volte il PIL. È impensabile non curarsi di una tale riserva di valore, lasciare al caso la cura delle capacità psicologiche e umane delle persone in un momento così delicato”.

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