Crisi del Venezuela: cosa devono aspettarsi gli obbligazionisti

La crisi del Venezuela ha messo in agitazioni i molti investitori che hanno acquistato obbligazioni: ecco le prospettive possibili

Il Venezuela è un paese considerato in default dalla fine del 2017, quando ha iniziato a non rispettare le sue prime scadenze, accumulando ad oggi oltre una decina di miliardi di arretrati tra capitale e interessi. A sancirlo per prima è stata l’agenzia di rating Standard&Poor, dopo che Caracas ha saltato il pagamento di una rata da 200 milioni di dollari di interessi sui suoi bond. Ma sono molti gli investitori anche in Italia che risentono della crisi in Venezuela e sono preoccupati per le obbligazioni in loro possesso. Quali possibili esiti aspettarsi?

Venezuela: cosa c’è da sapere

Il Venezuela, ufficialmente la Repubblica Bolivariana del Venezuela, è negli ultimi anni al centro del dibattito politico internazionale. La crisi economica, politica e istituzionale si è aggravata progressivamente negli ultimi quattro anni e oggi ha raggiunto dei livelli drammatici: crollo della produzione petrolifera, iperinflazione, emigrazione di massa. Ma quali sono gli effetti della crisi venezuelana? L’impatto principale sul commercio riguarda il petrolio e i suoi derivati. Il debito sovrano venezuelano ammonta ad oltre 60 miliardi di dollari, ma sommando anche quello della compagnia statale PDVSA e di altre società pubbliche, sfiorerebbe i 160 miliardi.

Il verdetto delle agenzie di rating internazionali ha reso ancora più difficile la situazione di un Paese già provato da una grave crisi economica e da un’inflazione galoppante, in recessione dal 2013. Oggi anche per il bond PDVSA 2020 del Venezuela, in scadenza ad ottobre 2019, l’unico che finora aveva “resistito” si avvicina il default, come segnala la richiesta all’ONU delle opposizioni governative che fanno capo a Juan Guaido, leader dell’opposizione al Presidente Nicolás Maduro.

Bond Venezuela: stato dell’arte

Gli obbligazionisti del Venezuela non solo non riscuotono in pagamento le cedole e il capitale da rimborsare sin dalla fine del 2017, ma hanno dovuto anche fare fronte al rateo. La cattiva notizia, per chi non lo avesse già messo in conto, è che il rateo non è rimborsabile nel caso di default. L’acquisto di un bond implica l’assunzione del rischio di default anche in caso di mancato pagamento della cedola di prossima scadenza. Inoltre, i creditori italiani continuano a versare allo stato l’imposta di bollo anche sui titoli in default e le cui negoziazioni appaiono sospese da inizio febbraio.

Bond Venezuela: scenari futuri

Il default in cui versa il Venezuela dalla fine del 2017 non significa che lo stato bolivariano non pagherà mai il suo debito. Al momento non è nelle condizioni, a causa della crisi finanziaria ed economica e della carenza di dollari. Però, in futuro, potrebbe replicare il modello dell’Argentina, che ha rimborsato intorno al 30% del valore nominale dei bond in default alla fine del 2011, anche se dopo un po’ di anni e una serie di cause giudiziarie fino al 2016.

Come risaputo, le sanzioni USA sono estese anche al mercato secondario, da qui in parte l’impossibilità per gli operatori di accedere ai dollari per la compravendita dei bond. Secondo gli analisti, non è da escludersi, però, un ammorbidimento dell’embargo nei confronti del Venezuela, anche se al momento le obbligazioni non risultano ancora negoziabili.

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