Crisi: torna la “cessione del quinto”, il prestito che taglia lo stipendio a dipendenti e pensionati

Torna di moda un vecchio "privilegio" di chi ha un reddito fisso: un prestito che si ripaga con un quinto dello stipendio mensile per un massimo di 10 anni

La crisi morde i consumi e i finanziamenti e chi ce l’ha si ripara sotto l’ombrello della busta paga. D’altronde le banche in crisi di liquidità sono disposte a concedere prestiti solo a chi dà solide garanzie e lo stipendio fisso, soprattutto in tempi di precariato dilagante, resta una delle migliori garanzie. E così torna in auge la “cessione del quinto“, una forma di finanziamento per lavoratori dipendenti e pensionati, istituita 150 anni fa, che si ripaga con un prelievo dallo stipendio o dall’assegno previdenziale.

Secondo un’indagine condotta da Prestiti.it, le richieste di cessione del quinto dello stipendio o della pensione hanno raggiunto il 16,4% del totale dei finanziamenti. Sono sempre di più gli italiani che scelgono di “ridursi” lo stipendio, destinandone una parte al rimborso dei debiti.

 Che cos’è la cessione del quinto

 E una forma di finanziamento istituita addirittura da Vittorio Emanuele II come beneficio per i
 dipendenti del nuovo Stato unitario, poi estesa anche ai dipendenti privati. In pratica è un prestito
 personale
che la banca concede ai titolari di un reddito fisso (stipendio o pensione) la cui rata di
 rimborso
non può superare appunto il valore di 1/5 (20%) dello stipendio mensile netto e viene
 prelevata direttamente dalla busta paga. E’ un prestito non finalizzato, cioè non vincolato a una
 determinata operazione, e quindi può essere richiesto per qualsiasi utilizzo.

 La durata minima in genere è di 24 mesi, la massima di 10 anni e non può superare il termine del
 rapporto di lavoro e o del pensionamento (tranne i dipendenti ministeriali che possono continuare la
 restituzione con la pensione). Ha un tasso di interesse fisso e il rimborso è costante nelle rate.

 Possono accedere al prestito anche i pensionati ma la scadenza del prestito non può andare oltre i
 90 anni del soggetto richiedente.

 Al momento della stipula devono essere accese, per legge, due polizze:
 sul rischio impiego, che ripaga il debito in caso di licenziamento (ma l’assicurazione può rivalersi
 nei confronti del debitore nei limiti del TFR);
 • sulla vita, che interviene in caso di morte (ma in questo caso non può rivalersi sugli eredi).

Stipendio, l’ultima spiaggia per l’uomo di mezza età

Dall’analisi condotta su oltre 20.000 domande di prestito giunte nei primi tre mesi del 2012 – si legge nel comunicato di Prestiti.it – si può tracciare il quadro della richiesta media: a voler cedere un quinto dello stipendio sono soprattutto uomini, che rappresentano il 74% del campione. L’età media al momento della richiesta è piuttosto alta: 44 anni, tre in più rispetto al richiedente-tipo di un finanziamento.

Il 49% dei richiedenti sono dipendenti privati, il 32% dipendenti pubblici e il 15% pensionati. L’importo medio richiesto è di circa 20.000 euro da restituire in poco più di 6 anni.

Infine le differenze geografiche indicano le zone del paese in cui la crisi si fa sentire di più: al sud gli importi e l’età dei richiedenti sono mediamente più alti.

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