Covid, l’odissea dei rimborsi negati: cosa stanno facendo le aziende di trasporto pubblico

I vettori del trasporto pubblico locale di alcune province italiane non hanno attivato le procedure di rimborso per il lockdown

Da un’indagine pubblicata dall’organizzazione Cittadinanzattiva risulta come gli abbonamenti per i servizi di mobilità in Italia diventino sempre più cari, ma economici se rapportati agli altri Paesi paragonabili al nostro. Nel report stilato annualmente dalla onlus risulta d’altra parte che il trasporto pubblico italiano sia lento, con mezzi vecchi, principalmente su gomma e inquinanti. E soprattutto come una parte consistente delle aziende non abbia ancora corrisposto i rimborsi per gli abbonamenti inutilizzati nel lockdown, anche a causa di carte dei servizi lacunose.

Trasporto pubblico locale, in Italia prezzi più bassi ma servizi scadenti

In Italia un abbonamento annuale ai mezzi pubblici costa in media poco meno di 300 euro. Quindici anni fa era il 19% più economico (250 euro).

Sempre meno rispetto a Madrid (500 euro) e Parigi (750 euro), con la differenza però che in Spagna e in Francia ad un superiore tariffa della tessera corrisponde un livello più alto di servizi e maggiori investimenti. Lo si può vedere semplicemente dall’estensione della rete metropolitana, 240 chilometri in Italia contro i 672 del Regno unito e i 648 della Germania. Anche Madrid da sola colleziona più chilometri di tutto il nostro Paese.

Altro indicatore, forse ancora più emblematico, è l’età media del parco mezzi: 12,3 anni in Italia in confronto con una media europea di circa sette.

Fattore significativo è anche la lentezza dei mezzi nei principali centri urbani italiani: si viaggia a una velocità media di 15 chilometri orari e non è un caso che nella classifica tra le 25 città del mondo in cui si perdono più ore nel traffico, ce ne siano cinque tra le prime dieci con Roma seconda e Milano settima.

Trasporto pubblico locale: le dimenticanze delle carte dei servizi

Anche le carte dei servizi delle aziende del trasporto pubblico nel nostro Paese sono inadeguate secondo il report di Cittadinanzattiva. Introdotte per legge nel 1994, sono gli strumenti tramite i quali gli utenti possono fare valere i propri diritti di passeggeri.

Tra le lacune di questi documenti sono ad esempio la mancanza di informazioni su rimborsi o indennizzi in caso di disservizi: in quasi la metà non è riportato il regolamento europeo che regola proprio i diritti dei passeggeri degli autobus (il 181 del 2011) e nel 78% delle carte dei servizi non è spiegato che, in caso di mancata risposta a un reclamo – o di risposta insoddisfacente – il cittadino ha diritto a chiedere la conciliazione.

Un punto cruciale, ancora più importante in tempi di coronavirus in relazione ai rimborsi sugli abbonamenti inutilizzati per lo stop delle corse dei mezzi pubblici durante il lockdown.

Trasporto pubblico locale: la questione dei mancati “rimborsi Covid”

Cittadinanzattiva rileva che il 30% dei gestori del servizio non ha attivato la procedura per i ”rimborsi Covid”, quelle somme dovute ai cittadini che proprio nei mesi non hanno potuto muoversi a casa, pur avendo già pagato le tessere mensili o annuali.

Casi più numerosi di questi disservizi sono stati registrati nelle province calabresi, siciliane e sarde, ma il rapporto svela che allo stesso modo nemmeno in quelle ad esempio di Sondrio, Frosinone e Viterbo, sono stati riconosciuti i risarcimenti dovuti.

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