Covid: il calcio va avanti per non chiudere. E ora ipotesi ‘bolla’

Come emerso già nella scorsa stagione, uno stop a campionati e coppe porterebbe in default tantissimi club e il calcio in generale, sotterrato dai debiti

In Italia soprattutto non mancano le polemiche sul calcio in tempo di Covid. Per le corsie preferenziali sui tamponi che riguardano i calciatori, per il fatto che se ne parli troppo a dispetto di altro, per i conflitti istituzionali nati dal caso del rinvio di Juventus-Napoli. Ma la verità è che il calcio non va avanti per capriccio, non cerca di portare avanti campionati e competizioni internazionali solo in quanto sport più popolare, cui ‘si perdona tutto’. No, il calcio deve andare avanti per non morire, perché i debiti la fanno da padrone, oggi più che mai.

Bilanci
In settimana sono stati pubblicati i bilanci di Juventus, Roma e Milan. Il Milan ha chiuso il bilancio con una perdita di 195 milioni. Il rosso della Roma è di 242,5 milioni. Quando la società giallorossa ha comunicato ufficialmente il dato, il titolo in Borsa è stato fermato per eccesso di ribasso: meno 27,68%. La Juventus ha chiuso con un passivo di 71,4 milioni, ed ha puntato tutto su un allenatore low cost (Pirlo, alla sua porima esperienza) e su un mercato fatto di pagherò (Chiesa, McKennie) quando non addirittura con una curiosa formula di leasing, come nel caso Morata. Senza dimenticare che se non si fosse chiuso il campionato scorso, un terzo dei club minori avrebbe seriamente rischiato di fallire. Le tv non sono disposte a pagare i diritti come prima del Covid, gli sponsor centellinano gli investimenti.

Qualche settimana fa, sul Corriere della Sera, Dario Di Vico ha scritto che la legge Bosman sta ammazzando le società di calcio. Grazie a quella sentenza, “i calciatori sono riusciti a sommare i vantaggi del libero mercato con quelli del protezionismo, hanno uno status giuridico che li assimila ai liberi professionisti e però possono giovarsi delle tutele tipiche dei lavoratori dipendenti. Una pacchia”.

E ancora: “il calcio presenta un paesaggio abitato da calciatori straricchi e società indebitate fino al collo. Il risultato è che lo show continua a rimpinguare i conti delle star e dei loro famelici procuratori, proprio mentre si prosciugano le casse dei club. Il business del calcio non potrà che essere riservato a chi dispone di risorse extrabudget come gli emiri o gli oligarchi russi. L’offerta non è tutelata, le ragioni dell’impresa sono finite sotto i tacchetti e un giorno o l’altro il sistema collasserà”.

Per evitare il fallimento dell’intero sistema esiste solo una strada: continuare a giocare. Ad ogni costo.

Ipotesi Bolla
Come evidenziato negli ultimi giorni, il protocollo calcio funziona ma non evita contagi e relativi isolamenti. Quindi torna a prendere corpo l’idea di un mini lockdown del calcio, una “bolla”. Tutte le squadre chiuse in ritiro – sul modello della Nba – anche solo per due settimane, uscendo solo per giocare, con test ogni 4 giorni. Ciò permetterebbe di evitare di smaltire i molti casi senza che nel frattempo se ne aggiungano altri, non rischiando così di interrompere il campionato.

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