Le insidie del canone Rai in bolletta: costi aggiuntivi fino al 15%

L'introduzione del canone in bolletta potrebbe comportare costi aggiuntivi compresi tra il 13% e il 15%

Alla fine del mesi di marzo, presso la Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, si è tenuto il convegno “Il mercato dell’energia, un nano sotto i piedi del gigante fiscale e parafiscale”, promosso da AIGET – Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader – e da I-Com, Istituto per la Competitività.

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L’evento ha avuto come tema centrale le dimensioni e i possibili rimedi all’aumento delle componenti non di mercato della bolletta, legate soprattutto alle imposte e agli incentivi alle rinnovabili, che nel 2014 hanno per la prima volta superato il 50% del valore annuo dell’elettricità consumata dalla famiglia media italiana (raggiungendo il 50,6%). Attraverso due momenti di discussione dedicati, il convegno ha messo a confronto i protagonisti delle associazioni, delle istituzioni e delle imprese sulle criticità derivanti dalle componenti fiscali e parafiscali sul prezzo dell’energia, e sul paventato inserimento del canone RAI in bolletta. (Continua sotto)

SIMULAZIONI SUI COSTI – Secondo le simulazioni presentate da I-Com in apertura di convegno, l’introduzione del canone RAI in bolletta potrebbe comportare costi aggiuntivi compresi tra il 13% e il 15% per il consumatore medio, che potrebbero arrivare fino al 26% nel caso di famiglie con consumi bassi (1500 kWh annui). E, quel che è peggio, potrebbe azzoppare definitivamente il mercato liberalizzato, in grado di contendersi soltanto tra il 39,6% e il 40,5% dell’intera bolletta annuale (a seconda dei criteri di versamento del canone), nel caso di una famiglia con consumi pari a 2700 kWh/anno. Questo intervallo crollerebbe tra il 30,4% e il 33,1% in caso di consumi più elevati (4500 kWh annui).

LIBERALIZZAZIONE CONDIZIONATA – "Proprio nel momento in cui il Governo vuole portare a termine la liberalizzazione del mercato energetico, rimuovendo alcuni importanti ostacoli, l’aumento del peso delle componenti  non energetiche sulla bolletta dei consumatori domestici e industriali rischia di ipotecare gran parte degli sforzi fatti finora e che si intende realizzare nel futuro prossimo. Tanto più in un periodo caratterizzato da una domanda in forte calo e da avversità economiche che accomunano imprese e consumatori.  Attenzione dunque ad aggiungere ulteriori pesi impropri su un mercato che sta vivendo un momento molto delicato", commenta Stefano da Empoli, Presidente di I-Com.  

ESATTORI CONTROVOGLIA – "Perché chi vende energia deve assolvere al ruolo di esattore, a tutto campo, per il Fisco? Che attinenza ha il canone televisivo con l’energia? Come può il consumatore comprendere il servizio che sta pagando in bolletta (ed eventualmente valutare un cambio di operatore), se il conto include componenti estranee alla prestazione ricevuta? Crediamo che queste domande meritino una risposta, se miriamo a far funzionare al meglio la liberalizzazione. Il tema, da un altro punto di vista, riguarda anche la trasparenza istituzionale: le forme di redistribuzione ai fini di politica industriale e di welfare dovrebbero rimanere nella fiscalità generale senza interessare le bollette, come ha scritto la Commissione UE nella sua recente comunicazione sul mercato unico energetico", sottolinea Michele Governatori, Presidente di AIGET.

Non estranea a queste considerazioni è la recente dichiarazione di anticostituzionalità della Robin Tax, che mantiene tuttavia la sua valenza retroattiva. Resta, così, nelle casse del Fisco l’importo ragguardevole di 6,7 miliardi di euro (dato AEEGSI), ‘incostituzionalmente’ versato dal 2008 al 2014 dalle società energetiche allo Stato.

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