Costa Concordia, quanto (ci) costa il recupero del relitto

Piombino ha ricevuto un finanziamento dello Stato pari a 111 milioni. Soldi pubblici per ampliare un porto che forse non vedrà mai il relitto

L’impresa titanica che si è portata a termine al Giglio è costata una cifra da capogiro: 600 milioni di euro stimati per le operazioni di parbuckling, una cifra che, comprensibilmente, è destinata a salire visto che la rotazione della Costa Concordia è durata parecchio più tempo del previsto.
Ma i contribuenti italiani sono stati rassicurati da più fronti: la copertura delle spese per la rimozione del relitto e il ripristino ambientale sarà a carico della compagnia di navigazione e degli assicuratori. "La responsabilità civile per danni a terzi nel settore marittimo è tradizionalmente appannaggio, quanto a coperture assicurative, dei P&I Clubs, società mutualistiche fra armatori nate proprio allo scopo di unire le forze per garantire i membri delle stesse da rischi di questa tipologia, potenzialmente causa di rimborsi particolarmente gravosi" si legge su L’inkiesta.

Eppure, sul bilancio pubblico graveranno gli oltre 100 milioni garantiti per Decreto al porto di Piombino per un ampliamento propedeutico ad accogliere e smantellare la Concordia

111 MILIONI A PIOMBINO
Lo spiega bene Teodoro Chiarelli su La Stampa: "Il problema è che per la legge italiana la Concordia con il suo carico di acque inquinate, di macchinari e materiali sfatti dalla lunga permanenza in mare, è considerata alla stregua di rifiuto speciale da smaltire: materia di competenza regionale. E qui entra in gioco la battaglia condotta dalla regione Toscana per promuovere la candidatura di Piombino. Ancora ieri il sindaco della cittadina, Gianni Anselmi, sosteneva che l’approdo naturale per il relitto della Concordia è Piombino ed entro maggio il porto sarà in grado di accogliere la nave. Il progetto, già pronto, approvato e finanziato, prevede 111 milioni di euro per costruire in sette mesi una banchina da 370 metri, portare i fondali a meno 20, e dotarla di 8 ettari di piazzali. I lavori partiranno a novembre e si concluderanno a maggio 2014, dicono dall’Authority, in tempo cioè per ricevere il relitto. Il via ai lavori di adeguamento è previsto per novembre. Pochi credono, però, che un simile timing possa essere rispettato. 

BRACCIO DI FERRO TRA I PORTI
Oggi la carcassa della Concordia sembra fare gola a tutti e i cantieri che si candidano per le opere di demolizione aumentano di giorno in giorno. Anche la Regione Siciliana cerca di far sì che il relitto possa essere portato a Palermo, dove, come secondo quanto si legge nella mozione del Movimento 5 Stelle "La professionalità delle maestranze siciliane è fuori discussione e per attrezzare Piombino c’è da aspettare troppo". Mentre a Genova, che rivendica la paternità della nave (fu realizzata nei cantieri di Sestri), sostengono che la Concordia lì potrebbe anche morire poiché lo scalo ha tutti i requisiti strutturali e professionali per assolvere allo smaltimento dello scafo.

IL PIANO DI COSTA CROCIERE
Ma l’ultima parola spetta a Costa Crociere, che potrebbe sparigliare le carte delle capitanerie nazionali. Per l’armatore, infatti, l’ipotesi di un trasporto della nave in Turchia, con l’ausilio del gigantesco semisommergibile "Vanguard" resta la più consistente. Mentre in Italia le amministrazioni e i politici locali di Genova, Porto Torres, Palermo e Piombino continuano a litigare tra di loro.

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