Così Veneto Banca salvò Bruno Vespa prima del crack

Azioni ricomprate nell'ultimo momento utile prima del disastro

Se “La legge è uguale per tutti” – e già su questo, in Italia, ci sarebbe da discutere – le opportunità finanziarie non lo sono affatto. Soprattutto quando si parla di rapporti con le banche, dove pochi ben informati sanno come e quando muoversi per evitare perdite o realizzare guadagni imponenti, mentre la grande maggioranza opera a proprio rischio e pericolo. Lo si è visto nei casi di Banca Etruria e sorelle, dove i ‘piccoli’ sono stati invitati ad aderire ad operazioni che li hanno lasciati a tasche vuote, e lo si vede al contrario nel caso di Veneto Banca, che ha invece tutelato non poco i suoi clienti più in vista.

E’ il caso del popolare anchorman Bruno Vespa, il quale – rivela un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano – è riuscito a far ricomprare all’istituto Vincenzo Consoli azioni per 11 milioni di euro nell’ultimo momento buono prima del crack, che ha sostanzialmente azzerato il valore delle azioni stesse. Chi era in ‘lista d’attesa’, invece, oltre a vedersi scavalcato da Vespa ha visto il valore delle proprie azioni pressoché polverizzato.

LA VICENDA – Il rapporto d’amicizia fra Bruno Vespa e l’ex dominus di Veneto banca Vincenzo Consoli è cementato da tempo (i due sono anche stati soci in affari, riporta sempre Il Fatto Quotidiano). Il giorno fortunato del conduttore di Porta a Porta è il 23 luglio 2013, quando il consiglio d’amministrazione di Veneto Banca deliberò il riacquisto da Vespa di 267958 azioni della banca. Insieme a lui si liberarono delle azioni la moglie Augusta Iannini ed i figli Alessandro e Federico. In totale 279484 azioni vendute al prezzo massimo mai raggiunto dal titolo nell’ultimo momento buono, per un totale di 11 milioni 332mila euro. Azioni vendute poco prima che il valore si polverizzasse, scavalcando una lista d’attesa di cui dovranno rispondere i vertici della banca.

La Guardia di Finanza dispone di report interni dai quali risulta che solo nel 2013 erano rimaste inevase 1006 richieste di vendita provenienti da soci con azioni depositate presso altre banche: di queste, 203 erano giounte all’attenzione del consiglio d’amministrazione prima di quelle di Vespa e familiari. In quella seduta del cda del 23 luglio 2013 quello di Vespa risultò essere il secondo maggior pacchetto di azioni riacquistato (il primo fu quello dell’industriale Stefanel).

Gli ispettori della BCE hanno rilevato che la banca ha ricevuto reclami da 2457 soci per oltre 8 milioni di azioni non vendute tempestivamente: “Mediante alcune operazioni ad hoc effettuate dalla banca – si legge – l’ex DG Consoli è riuscito a soddisfare richieste di vendita per circa 4 milioni di azioni senza rispettare le priorità degli ordini”.

Dunque qualcuno, come Vespa e Stefanel, ha potuto vendere nel 2013 con le azioni al loro massimo valore (40,75 euro). Altri, circa 80mila soci, hanno visto i loro 5 miliardi di euro in totale azzerati da un giorno all’altro.

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