Così l’Europa salva le banche con denaro pubblico

Trasferiti 800 miliardi di euro in soli 6 anni

Dal 2008 in avanti, le crisi sistemiche delle banche europee sono state appianate con massicci trasferimenti di denaro pubblico.

Una montagna di soldi che ammonta a circa 800 miliardi di euro in soli 6 anni, con la Germania a fare la parte del leone e l’Italia fanalino di coda, diversamente dalla vulgata che vede i teutonici ligi al dovere ed i latini sempre pronti ad aggirare i problemi. Di questi 800 miliardi, solo 330 sono fin qui stati recuperati.

Il paradigma in questione è stato valido dal 2008 al 2012, anno della crisi bancaria di Cipro. Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, infatti, la crisi della Laiki Bank (Banca popolare di Cipro) portò l’Europa ad escogitare il primo aiuto classificabile sotto l’etichetta di “bail in”, aiuto dall’interno. Per il salvataggio del sistema bancario cipriota, si optò per un prelievo forzoso sui conti correnti oltre i 100mila euro e per la liquidazione della Laiki Bank.

Prima di allora, i dati della BCE elaborati da Il Sole 24 Ore testimoniano una iperattività tedesca. Il Paese che ha elargito maggiori fondi al proprio sistema bancario è proprio la Germania con 238 miliardi di spesa pubblica (l’8,2% del Pil). Seguono la Spagna con 52 miliardi (5% del Pil), l’Irlanda con 42 miliardi (22,6%), la Grecia con 40 miliardi (22,2%) fino ai recenti 4 miliardi italiani. Per Italia, Francia e Lussemburgo le entrate derivanti dagli aiuti alle banche sono state addirittura leggermente superiori alle uscite, dello 0,1% del Pil.

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