Così la marijuana può ‘pompare’ 44 miliardi di dollari nell’economia Usa

Oltre ai benefici 'fiscali', anche quelli sulla crescita

L’impatto economico della marijuana negli USA potrebbe raggiungere i 44 miliardi entro il 2020. A dirlo è l’ultimo rapporto di marijuana Business Daily, che monitora l’impatto economico della liberalizzazione della canapa indiana in alcuni stati americani.

L’impatto economico cui ci si riferisce nel rapporto include non solo la vendita di marijuana in sé, ma anche tutti i dollari ‘pompati’ nell’economia dalle attività collaterali (vendita e installazione delle luci dedicate, per esempio). MBD ha assegnato in proposito alla marijuana un moltiplicatore economico di quattro, il che significa per ogni dollaro speso per in quel campo se ne aggiungono altri tre all’ecenomia in generale. Solo nel 2016, MBD prevede un impatto economico fra i 14 e i 17 miliardi di dollari.

Si tratta di numeri non di poco conto in America, dove la ‘resa’ economica può spingere anche le questioni etiche. Motivo per cui, negli ultimi anni, si è iniziato a guardare alla liberalizzazione delle droghe leggere non più (o non solo) come una misura necessaria per assecondare un consumo ormai ampio e interclassista, ma anche come una possibile spinta per l’economia. Lo si è ben presto capito in Colorado, dove la liberalizzazione della marijuana due anni fa ha portato a inaspettate entrate fiscali allo Stato, in cui solo gli introiti della tassazione della cannabis fruttano tra il 7 ed il 9% dell’intero bilancio. Un’autentica enormità.

IL DIBATTITO – L’argomento sta creando un notevole dibattito nelle stanze del potere di tutto il mondo, perchè in tempi di pesante crisi economica e finanziaria le spese per sterili (per risultati raggiunti) politiche proibizioniste iniziano a pesare sui bilanci. Secondo Time, che lo scorso agosto aveva dedicato un articolo all’argomento, la scelta dell’Uruguay e la presa di posizione del suo presidente obbligano tutti i rappresentanti politici degli altri Paesi a riconsiderare il proprio astensionismo. A partire appunto dagli Usa, dove in alcuni stati come il Colorado e Washington l’uso e il commercio di cannabis sono stati legalizzati sulla spinta della pressione popolare.

UNA MEDICINA PER L’EUROPA? – E se il dibattito interessa le Americhe, non può evidentemente lasciare insensibile l’Europa strozzata da una crisi economica senza precedenti. Vari esperimenti si sono già visti in Olanda, mentre altrove (in Gran Bretagna per esempio) una tolleranza sostanziale ha prevalso sulla liberalizzazione vera e propria. Ma il problema è sul tavolo e riguarda i proibizionismi in generale, perchè non va dimenticato che la Germania – riconosciuta locomotiva del vecchio Continente – incassa a livello fiscale ben 4 miliardi di euro (la somma che ha fatto ammattire noi per l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa) dalla prostituzione legalizzata.

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