La Corte dei Conti ha detto che il reddito di cittadinanza è fondamentale

La misura starebbe aiutando oltre 1,2 milioni di famiglie, soprattutto al Sud

L’introduzione nel 2019 in Italia del reddito di cittadinanza “si rivela oggi fondamentale strumento per arginare – nella misura consentita dal disegno attuale – la condizione di povertà di oltre 1,2 milioni di famiglie“. Lo ha scritto la Corte dei Conti nella sintesi dell’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Reddito di cittadinanza, le criticità secondo la Corte dei Conti

Secondo la Corte dei Conti, a oltre un anno di distanza dall’approvazione, il reddito di cittadinanza si conferma in grado di fornire un contributo al contrasto della povertà assoluta, soprattutto nel Mezzogiorno. La Corte ha comunque evidenziato diversi punti di fragilità:

  • la distribuzione del reddito di cittadinanza in rapporto alla numerosità dei nuclei familiari;
  • il trattamento degli extracomunitari con pochi anni di residenza in Italia;
  • l’ammontare e il tipo di supporto in presenza di soggetti, per ragioni diverse, particolarmente fragili;
  • l’effettiva possibilità di impiego di chi risulta teoricamente abile a esercitare attività di lavoro.

Salario minimo dopo il reddito di cittadinanza: l’idea della Catalfo

Dopo il reddito di cittadinanza, l’obiettivo annunciato da Nunzia Catalfo è il salario minimo. Secondo la ministra del Lavoro in Italia ci sono 5 milioni di lavoratori poveri, con un regolare contratto che però è al di sotto della soglia di povertà. In Italia, comunque, una specie di salario minimo c’è già ed è fissato dall’Inps: a fini pensionistici, si devono guadagnare 6 euro l’ora. La proposta originaria della Catalfo è di alzarlo a 9 euro lordi.

Con un salario minimo reso obbligatorio dalla legge, però, molte imprese potrebbero disapplicare i contratti collettivi per fare riferimento esclusivamente al salario minimo legale. Quindi, diversi lavoratori potrebbero perdere i benefici aggiuntivi che la contrattazione collettiva ha garantito loro nel corso degli anni. La misura della Catalfo è stata criticata dalla Lega, secondo cui la ministra dovrebbe “far rispettare i contratti collettivi nazionali esistenti e abbassare la percentuale di disoccupati. Il salario minimo è una misura deleteria sia per le imprese che per gli stessi lavoratori”.

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