Corruzione, Italia bocciata. Nella Ue fa peggio solo la Bulgaria

Nella classifica della corruzione nella pubblica amministrazione l’Italia resta tra i Paesi peggiori. Ecco quali sono i paesi più onesti

In fatto di corruzione restiamo decisamente tra i Paesi non virtuosi, ovvero al 61° posto su 168 Paesi nel Mondo, con un voto di 44 su 100. Unica consolazione la constatazione che rispetto all’anno scorso abbiamo recuperato otto posizioni. E’ questo il dato che emerge dal nuovo Indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International, presentato a Roma.

L’Italia si trova nella stessa posizione di Lesotho, Senegal, Sudafrica e Montenegro nel rapporto che tiene conto della “corruzione percepita” nella pubblica amministrazione. Tra i 28 paesi della Ue, solo la Bulgaria (69/a con 41 punti) sta peggio.

Il paese meno corrotto è la Danimarca (91 punti), davanti a Finlandia (90) e Svezia (89). Gli Usa sono 16/mi. I paesi più corrotti in assoluto sono Somalia e Corea del Nord (soli 8 punti). Sensibile il miglioramento della Grecia, che lo scorso anno era alla pari con l’Italia e nel 2015 è classificata al 58/o posto con 47 punti.

In una classifica dominata nei primi tre posti da paesi scandinavi (davanti a Nuova Zelanda, Olanda e Norvegia), la Germania è decima (81 punti) alla pari con Lussemburgo e Regno Unito. Il Belgio è 15/o (77 punti) davanti a Austria e Stati Uniti. La Francia è 23/a con 70 punti.

“Mentre un pugno di paesi in Europa e Asia centrale ha migliorato il suo risultato, il quadro generale della regione è quello della stagnazione” afferma Anne Koch, direttore d’area di Transparency International, aggiungendo che “è molto preoccupante il marcato deterioramento in paesi come Ungheria, Macedonia, Spagna e Turchia dove vediamo che la corruzione cresce mentre si riduce lo spazio per la società civile e la democrazia”. “La corruzione non sarà combattuta finché non si applicano le leggi e stampa e società civili non sono davvero libere” aggiunge Koch.

Nella nota di presentazione del rapporto, Transparency osserva che “il fatto che un paese abbia un settore pubblico pulito non significa che non abbia corruzione altrove” e si sottolinea l’esempio della Svezia, terza nella classifica, dove però “la compagnia finnico-svedese TeliaSonera, in mano allo stato svedese per il 37%, sta affrontando l’accusa di aver pagato milioni di dollari di tangenti per fare affari in Uzbekistan, paese al 153/o posto nella classifica”.

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