Coronavirus, tremano le imprese italiane: possibile danno da 641 miliardi

Cosa dobbiamo aspettarci? Quanto durerà l'emergenza? Come risponderà la nostra economia, peraltro già ferma al palo?

Esplosa come crisi sanitaria, l’emergenza coronavirus ha iniziato a viaggiare quasi immediatamente su un doppio binario, con serissime  ripercussioni anche sotto il punto di vista economico. Sullo sfondo un’amara quanto oggettiva considerazione: il virus ha di fatto “contagiato” un sistema economico come il nostro già debole e in debito di ossigeno. Italia, dunque, “paziente” già malato che deve fronteggiare un’altra emergenza per restare in vita.

Un quadro di certo non rassicurante che lo stesso Premier Conte, nel presentare ieri il decreto cura Italia, non ha nascosto e parlando di una manovra “poderosa”,  ha giocato a carte scoperte: “Siamo consapevoli che questo decreto non basterà. Il governo oggi risponde presente e risponderà presente anche domani, dovremo ricostruire un tessuto economico intaccato con questa emergenza e lo faremo con un piano di investimenti, lo dovremo promuovere con una rapidità che il nostro paese non ha mai conosciuto”.

Cosa dobbiamo aspettarci? Quanto durerà l’emergenza? Come risponderà la nostra economia, peraltro già ferma al palo? Tante domande, nessuna risposta e una certezza: siamo alle prese con una  crisi destinata a cambiare il volto del nostro Paese.

Come stima l’analisi  Cerved -società che da quarant’anni analizza i bilanci di tutte le imprese italiane -due al momento gli scenari:  uno “soft” che ipotizza la fine dell’emergenza nel mese di maggio,  l’altro “hard”  in scia all’ipotesi decisamente meno ottimistica di un prolungarsi della criticità fino a dicembre, con tanto di chiusura delle frontiere dei mercati europei e successivo ritorno alla normalità che richiederà almeno altri sei mesi. Tradotto: una botta pesantissima. In questo caso, nel biennio, per le imprese se ne andranno in fumo ricavi complessivi per 641 miliardi, tra gli oltre 469 miliardi di questo 2020 e i quasi 172 dell’anno prossimo.

Non c’è modo di uscirne indenni. Entrambi gli scenari ovviamente si tradurranno in un conto salato per le nostre imprese, ma come si può intuire il secondo è destinato a fare danni pressochè catastrofici visto che, invece, con lo scenario “soft”  verrà bruciato un giro d’affari complessivo di 275 miliardi di euro, cifra “monstre” ma più contenuta.

Ma c’è di più, come dimostra l’analisi che Repubblica Affari&Finanza ha pubblicato oggi in anteprima se si dovesse verificare lo scenario pessimistico il fatturato degli alberghi scenderebbe dai 12,5 miliardi del 2019 ai 3,3 miliardi di quest’anno, un crollo del 73 per cento che sarebbe seguito a ruota da agenzie di viaggio e tour operator (meno 68 per cento), strutture ricettive extra alberghiere come agriturismi e bed & breakfast (meno 64) e aeroporti (meno 50).

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