Coronavirus , Salone Mobile slitta a giugno. Tremano calcio e cinema

La necessità di contenere il contagio e l'incertezza spingono gli organizzatori di grandi eventi a rinviare gli appuntamenti

In questi giorni basta consultare la casella di posta elettronica per farsi un’idea piuttosto precisa di quello che ormai è stato ribattezzato “effetto Coronavirus”, una emergenza ormai non più solamente sanitaria, ma economica a tutti gli effetti. 

Una sfilza di rinvii, annullamenti e sospensioni a data da destinarsi, su eventi e appuntamenti, dai più piccoli a quelli internazionali , con ricadute economiche importanti sull’industria del turismo, dei trasporti, della ristorazione, più in generale del commercio, specie in Veneto e in Lombardia, ma non solo. Eventi come Mido (occhiali) a Milano e il Cosmoprof (cosmesi) a Bologna, hanno già deciso per il rinvio.

SALONE MOBILE SLITTA A GIUGNO – L’ultimo colpo basso per l’economia nazionale e milanese, è il rinvio del Salone del Mobile sul quale si sarebbe dovuto alzare il sipario il prossimo 21 aprile. Proprio ieri, la Federlegno Arredo Eventi ne ha deciso lo slittamento al mese di giugno mentre Milano deve fare i conti, oltre all’emergenza, anche con la sfilza di prenotazioni alberghiere disdette e spedizioni in stand by. 

Verso lo slittamento anche il Vinitaly di Verona, tradizionale appuntamento previsto nella seconda metà di aprile.

CONFCOMMERCIO LANCIA L’ALLARME – “Se la crisi” legata al Coronavirus “dovesse protrarsi oltre i prossimi mesi di maggio – giugno, l’impatto sul PIL dovrebbe essere di 3-4 decimi di punto, pari a 5-7 miliardi di euro”. Lo ha detto ieri il Segretario generale di Confcommercio, Luigi Taranto, entrando al MiSE per il tavolo tra imprese e Governo.

Si legge nella nota ufficiale rilasciata dall’associazione: “Il protrarsi dell’emergenza Coronavirus oltre aprile-maggio potrebbe tradursi in una riduzione del PIL dello 0,3-0,4% con un pesantissimo impatto nel turismo – a rischio, tra marzo e maggio, 21 milioni 700 mila presenze con una riduzione di spesa di 2,65 miliardi di euro – e nel settore dei pubblici esercizi che, con un rischio occupazionale già ora valutato in circa 100mila unità, chiede il riconoscimento, a livello nazionale, dello stato di crisi”.

TREMANO CALCIO E CINEMA – Trema anche l’industria del calcio. I club – che vendono biglietti, ma anche gadget e magliette – rischiano una flessione dei ricavi con il rischio beffa per gli abbonati.

Non va meglio neanche al mondo del cinema, settore che proprio nell’ultimo periodo stava rialzando la testa,  dopo anni di incassi e presenze in flessione. Ma fra box office in caduta verticale e uscite rinviate a date da destinarsi, arriva l’ennesima mazzata e torna ad aleggiare il fantasma della crisi e dell’incertezza. 

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