Coronavirus, sempre più imprese nel mirino dell’usura

Allarme DDA Milano: "Nessuna denuncia durante pandemia". Sono raddoppiate (dal 9 al 19%) rispetto a giugno le segnalazioni di chi ha ricevuto proposte "irrituali"

La criminalità ha fiutato il grande affare da un pezzo, sempre alla finestra quando si tratta di trarre vantaggio da una situazione critica, infilandosi nelle pieghe di quel disagio e adattandosi subito alle “nuove” esigenze di mercato e anzi persino definendole. Un allarme che cresce di giorno e giorno con tante imprese sempre più in difficoltà che sono finite nel mirino di quanti sono pronti ad approfittare di una crisi dall’onda lunga. 

Sono praticamente raddoppiate (dal 9 al 19%) rispetto a giugno le segnalazioni di chi ha ricevuto proposte “irrituali”, aiuti economici o richieste di acquisto o cessione dell’attività a valori inferiori a quelli di mercato.

Ma c’è un dato più che preoccupante. “Da nove mesi, cioè da quando è iniziata la pandemia, non abbiamo ricevuto nessuna denuncia di usura ed estorsione eppure dalle indagini vediamo che ci sono negozi che pagano il pizzo, magari per somme ridotte di 500 o mille euro, anche in un momento di grandissima difficoltà economica”.

Lo ha detto la numero uno della Direzione distrettuale antimafia milanese, Alessandra Dolci, nel corso dell’ incontro digitale promosso dalla Confcommercio di Milano “La criminalità ai tempi del Covid, quali pericoli per le imprese”.

Sempre dalle indagini, però, si evince che “ci sono dei commercianti che, nonostante siamo in un periodo di profonda crisi, pagano il pizzo: cifre contenute, 500, 1000 euro ma pagano”.

Sottolinea Dolci: “denunciare è invece un dovere” e “conviene” perché “la moneta cattiva scaccia quella buona” inquinando il mercato, così come sostiene la legge di Gresham. Senza contare che la mancata denuncia potrebbe comportare anche conseguenze penali o interdittive .

Ieri, intanto, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato di aver rifinanziato, come ogni anno, il Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura, istituito presso il Dipartimento del Tesoro dalla legge 108 del 1996 e operativo dal 1998, con cui, attraverso Confidi, Associazioni e Fondazioni, vengono concesse garanzie per facilitare l’accesso al credito a imprese e cittadini a rischio usura.

Il Fondo, alimentato con un circolo virtuoso dai proventi delle sanzioni amministrative antiriciclaggio, ha beneficiato quest’anno di un contributo extra di 10 milioni di euro stanziati ad hoc dal DL rilancio (convertito in legge numero 77/2020) arrivando ad un importo complessivo di 32,7 milioni di euro.Le risorse saranno erogate entro la fine del 2020 a 113 “Enti gestori”: 77 Confidi (consorzi di PMI), che riceveranno circa 23 milioni di euro, e 36 Associazioni e Fondazioni impegnate nella lotta all’usura, che ne riceveranno circa 9,7.

Ognuno di tali Enti riceverà mediamente 280 mila euro, con punte massime di 600 mila euro per i più virtuosi, ovvero per coloro che negli anni passati hanno meglio impiegato le cifre messe a disposizione nell’ambito del Fondo che dal 1998 ad oggi ha erogato a Confidi, Associazioni e Fondazioni di lotta all’usura circa 670 milioni di euro che hanno consentito a loro volta di garantire finanziamenti per oltre 2 miliardi di euro, con una leva di finanziaria di circa il 300%. Nel 2019 la leva finanziaria ha raggiunto quasi il 400% e il tasso di default è sceso ai minimi storici (15%).

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