Coronavirus, sanzioni per chi non rispetta regole. C’è anche l’arresto

Fino a tre mesi di reclusione e multa da 206 euro per chi non rispetta le regole di contenimento del DL 8 marzo sul Coronavirus: per negozi, bar, ristoranti e farmacie sospensione attività

Il decreto 8 marzo sul Coronavirus, che amplia la zona rossa all’intera Lombardia ed altre 11 province del Nord Italia (che diventano quindi zona arancione), prevede sanzioni che possono arrivare fino all’arresto oper gli inadempienti. Per quanto concerne specifiche categorie produttive (negozi, farmacie, bar e i ristoranti) in caso di inadempienza può scattare la sospensione dell’attività.

Per chi viola le limitazioni agli spostamenti la sanzione è prevista in via generale dall’articolo 650 del codice penale, ovvero “inosservanza di un provvedimento di un’autorità”, con una pena che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino 206 euro. Si potrebbe, inoltre, configurare l’ipotesi più grave, quale quella prevista dall’articolo 452 del Codice penale “delitti colposi contro la salute pubblica che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica”. Nella Direttiva il Viminale richiama l’attribuzione del prefetto al monitoraggio dell’attuazione delle misure previste in capo alle varie amministrazioni.

Territorio
Il decreto contiene sia misure urgenti di contenimento del Coronavirus da applicare nella nuova zona rossa/arancione (articolo 1) – composta dalla Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia – sia regole che valgono sull’intero territorio nazionale (articolo 2). Le sanzioni valgono non solo per chiunque non rispetti le regole nella zona blindata, ma anche per chi trasgredisce le norme generali previste per tutta l’Italia.

Sanzioni imprese
Ci sono poi una serie di altre sanzioni che, riguardano specifiche categorie: ristoratori, negozi alimentari, farmacie. Le ha evidenziate il sito delle piccole-medie imprese pmi.it.
Tendenzialmente, il punto è il seguente: i gestori di queste attività devono «predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro». In caso contrario, è prevista la sanzione della sospensione dell’attività. Lo prevedono la lettera n) dell’articolo 1 del decreto in relazione a bar e ristoranti, la lettera r) in relazione alle altre strutture di vendita, e la lettera e) dell’articolo 2, che riguarda sempre bar e ristoranti ma su tutto il territorio nazionale.

Bar e ristoranti
La sanzione nella zona rossa scatta sia nel caso in cui non venga rispettato l’orario di apertura sia per la mancata predisposizione delle misure che garantiscono il rispetto della distanza di un metro. In particolare, possono restare aperti dalle 6:00 alle 18:00, con: “obbligo, a carico del gestore, di predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro di cui all’allegato 1, lettera d), con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione”.

Nel resto d’Italia, non ci sono limiti all’orario di apertura di bar e ristoranti. Quindi, in questo caso (fuori dalla zona rossa) la sanzione scatta in relazione alla necessità di mantenere almeno un metro di distanza fra le persone. In particolare, è previsto: “obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione”.
Come si vede, c’è differenza nella formulazione delle regole, per cui: “nella zona rossa il decreto prevede che i gestori debbano «garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza”, quindi (per fare esempi pratici) distanziare correttamente i tavoli, non prevedere soste al bancone e via dicendo; “per l’intero territorio nazionale si indica invece più genericamente «obbligo, da parte dle gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale”.

Negozi e farmacie
Sospensione dell’attività per i gestori delle medie e grandi strutture di vendita (che il sabato e la domenica sono chiuse) che non predispongono le condizioni per garantire la distanza di sicurezza. In ogni caso, se le condizioni strutturali o organizzative «non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro», le richiamate strutture dovranno essere chiuse.

Farmacie, parafarmacie e negozi alimentari possono sempre rimanere aperti, ma anche qui “il gestore è chiamato a garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro”, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. Come si vede, qui torna la formulazione più generica, che non prevede la predisposizione delle misure necessarie ma l’obbligo garantire il rispetto della distanza di sicurezza. Sempre nell’attesa di eventuali chiarimenti applicativi, si può pensare che questo comporti ad esempio l’obbligo di far rispettare la distanza a coloro che sono in fila al banco o alla cassa.

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