Coronavirus: nuove sanzioni e multe più alte nel nuovo decreto

Fino a 3mila euro di multa per chi non rispetta le regole sugli spostamenti, chiusura esercizi fino a 30 giorni: cambiano le sanzioni per chi non rispetta le norme emergenziali Coronavirus

Cambiano le sanzioni per chi non rispetta le regole sugli spostamenti previste dal decreto per fermare il contagio Coronavirus: non più condanna penale ma solo multe, che però diventano ben più salate. Sanzioni da 400 a 3000 euro per coloro che violano le regole anti contagio. Rischia fino a 5 anni invece chi, positivo, viola la quarantena.

Il decreto – spiega il comunicato di palazzo Chigi – prevede che, al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari e il diffondersi del contagio, possano essere adottate, su specifiche parti del territorio nazionale o sulla totalità di esso, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al termine dello stato di emergenza, fissato al 31 luglio 2020 dalla delibera assunta dal Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020.

Sanzioni
Chi non rispetta le norme sugli spostamenti non incorre più nelle sanzioni previsti dall’articolo 650 del codice penale, che prevede la detenzione fino a tre mesi e una multa di 208 euro. La sanzione amministrativa diventa più alta. Va da un minimo di 400 a un massimo di 3mila euro.

La sanzione è più salata se il trasgressore è alla guida di un veicolo, ma non c’è alcuna confisca del mezzo. La ratio è quella di aumentare il potere deterrente.

In base all’andamento dei controlli, è decisamente più alto il numero degli spostamenti non ammessi rispetto a quello delle violazioni negli esercizi commerciali. Gli ultimi dati, riferiti alla giornata del 23 marzo, vedono effettuati 228mila 550 controlli, in conseguenza dei quali sono state 9mila 949 le denunce.

Attività produttive
Nei casi di mancato rispetto delle misure previste per pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima. La violazione intenzionale del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte a quarantena perché risultate positive al virus è punita, ai sensi dell’articolo 452, primo comma, n. 2, del codice penale, con la reclusione da uno a cinque anni.

Gli esercizi commerciali controllati sono stati 87mila 558, denunciati 103 esercenti e sospesa l’attività di 25 esercizi commerciali. Salgono così 2 milioni 244mila 868 le persone controllate dall’11 al 23 marzo 2020, 102.316 quelle denunciate, 2.348, mentre gli esercizi commerciali controlli sono 1 milione 61mila 357, e 2mila 380 i titolari denunciati.

Autonomie
Fino al 31 luglio Regioni e Comuni possono in autonomia modificare le misure emergenziali applicabili previa comunicazione alla Presidenza del Consiglio entro 24 ore dalla delibera. In ogni caso, le eventuali restrizioni previste dalle ordinanze regionali (che possono essere più severe di quelle nazionali) non possono essere in contrasto con i decreti del Governo. Vengono dunque armonizzati i poteri di Governo centrale ed enti locali in relazione alle norme sull’emergenza Coronavirus.

Meglio definito anche il rapporto fra Governo e Parlamento, in considerazione dell’alto numero di Dpcm (decreti della presidenza del consiglio dei ministri): l’esecutivo andrà periodicamente a riferire alle Camere.

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