Coronavirus, l’allarme di Nomura sull’Italia: i tre scenari di crisi possibili

L'allarme arriva dalla celebre banca d'affari giapponese Nomura in un rapporto appena pubblicato. Ecco cosa rischia l'Italia

Il Coronavirus fa sempre più paura. I cinesi evitano luoghi affollati come centri commerciali e ristoranti, riducendo i consumi, che hanno contribuito a quasi tre quinti della crescita del Pil cinese lo scorso anno.

Già oggi le aziende cinesi non riescono ad onorare i loro impegni e hanno già debiti per 109,9 miliardi di yuan, pari a circa 15,7 miliardi di dollari. Il Coronavirus ha ritardato o fermato la produzione poiché le misure di quarantena hanno impedito a molti lavoratori di tornare ai loro posti di lavoro.

Ma i problemi non si fermano qui. Perché i suoi effetti negativi si fanno sentire pesantemente anche nel Vecchio Continente. La crisi innescata dal Coronavirus rischia, concretamente, di piegare l’economia italiana. Benché il ministro dell’Economia Gualtieri paventi aiuti a singoli settori e anche Confindustria faccia appello alle aziende per agire uniti, questo non basta a fermare la crisi.

L’allarme di Nomura

L’allarme arriva dalla celebre banca d’affari giapponese Nomura in un rapporto appena pubblicato. Secondo le previsioni dell’istituto bancario giapponese, l’Italia ha un’alta probabilità di cadere nuovamente in recessione nel 2020 a causa della diffusione del virus.

Per il nostro Paese Nomura stima un calo del Pil dello 0,1%, che potrebbe addirittura diventare dello 0,2% in caso di scenario negativo e dello 0,9% se proprio si verificasse lo scenario peggiore in assoluto.

Lo scenario di base

Lo scenario di base relativo alla zona euro presuppone che le misure di blocco della Cina durino solo fino alla fine mese e che le infezioni da Covid-19 siano principalmente confinate in Cina. In questo caso Nomura prevede solo un “modesto” impatto sull’economia dell’area euro, che vede la Germania tra i Paesi più colpiti nelle esportazioni e nella catena di approvvigionamento.

Il calo della spesa turistica dovrebbe invece avere un impatto negativo sulla crescita soprattutto nel Belpaese. L’Italia è, infatti, “vulnerabile a un improvviso stop dei flussi turistici dalla Cina”.

“Prove aneddotiche sull’Italia suggeriscono che il Paese ha già sperimentato migliaia di cancellazioni negli ultimi giorni. Prenotazioni sono in calo in destinazioni turistiche come la Toscana e Venezia, mentre Milano, secondo il sindaco, sta perdendo 4 milioni di euro al giorno in vendite mancate e prenotazioni cancellate”.

“Considerato il basso tasso di crescita da cui l’Italia parte quest’anno – si legge nello studio – ci aspettiamo che il Paese entri in recessione nel 2020, con un Pil in calo dello 0,1% nell’anno (molto al di sotto dello 0,6% previsto dal governo)”.

Lo scenario negativo

Nello scenario negativo, in cui le misure di blocco in Cina proseguirebbero fino alla fine di aprile, Nomura ha rivisto al ribasso dello 0,3% il Pil per il primo trimestre di Germania e Francia, dello 0,2% dell’Italia e dello 0,1% della Spagna.

L’economia dell’area euro soffrirebbe del rallentamento più prolungato e più acuto dell’economia cinese con un ulteriore indebolimento del commercio e ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento. “In questo scenario vediamo Germania e Italia come i Paesi più esposti, con Francia e Spagna che soffrono di meno” scrive Nomura.

Lo scenario peggiore

Nello scenario più grave, le misure di blocco della Cina proseguirebbero invece per l’intero semestre 2020. Se l’infezione dovesse diventare pandemia, la paura probabilmente aumenterebbe drammaticamente in Europa e l’attività in tutti i settori della vita economica ne risentirebbe in modo significativo.

Sia la Germania che l’Italia cadrebbero in questo caso in recessione nel 2020 e non sarebbe escluso un ulteriore allentamento della politica monetaria, compresi tassi di interesse più bassi e, probabilmente, passi avanti nel programma di acquisto da parte della Bce. In questo caso il Pil del nostro Paese precipiterebbe al -0,9%.

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