Coronavirus, nei supermercati stop alla vendita di cartoleria e biancheria

Blocchi alla vendita di prodotti non alimentari o “di prima necessità” all’interno dei supermercati. Negli ultimi giorni in diversi punti vendita della grande distribuzione sono apparsi cartelli che informavano i clienti del divieto di fare acquisti in determinati reparti come la cartoleria, la biancheria intima e il giardinaggio. Una decisione operata da diversi marchi della grande distribuzione – come Esselunga, Carrefour ed Eurospin – in base alle norme contenute nell’ultimo decreto del Governo che dispone la possibilità per i supermercati di vendere solo beni di prima necessità.

Se la definizione dei prodotti necessari, e dunque consentiti, lascia spazio a diverse interpretazioni la scelta operata da alcuni punti vendita fa discutere. Sui social diversi genitori raccontano di essere stati bloccati alle casse con quaderni o matite colorate, strumenti a loro dire necessari ai loro figli per fare i compiti. Ma se la loro vendita fosse sdoganata anche in piena emergenza coronavirus la decisione andrebbe a contrastare con la chiusura delle cartolerie alle quali verrebbe, a quel punto, fatta una concorrenza sleale.

“Dobbiamo essere liberi di vendere tutto quello che è sui nostri scaffali perché non ci è possibile creare confini tra le diverse categorie di prodotti dentro i punti vendita” afferma l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese sottolineando la difficoltà di “creare e gestire, aree interdette al pubblico per la vendita di prodotti non alimentari all’interno di supermercati e ipermercati, in quanto spesso non esistono vere e proprie aree riservate a quelle categorie merceologiche”.

Di diverso avviso i sindacati. “Abbiamo chiesto e chiediamo, anche attraverso la stampa, alle istituzioni, che nei supermercati sia consentito solo ed esclusivamente l’acquisto generi di prima necessità, impedendo alla clientela di girovagare nei negozi in cerca di generi assolutamente inutili” si legge in un comunicato della Filcams Cgil Firenze. L’organizzazione sindacale chiede che “vengano chiuse le corsie delle profumerie, vengano sbarrati gli scaffali della cancelleria e di tutto ciò che non serve” in quanto “accade troppo spesso di assistere a clientela che una volta dentro il punto vendita coglie l’occasione per acquistare anche il superfluo, di fatto rallentando l’ingresso di chi è fuori in coda e girovagando come si fosse a fare spesa in un giorno normale. Basta! Fare la spesa non è l’occasione per uscire di casa”. Da qui un appello rivolto ad aziende, clienti e amministrazioni comunali. “Continuiamo ad assistere, ancora oggi, nonostante quanto disposto dai Dpcm, a lunghe ed interminabili code davanti ai supermercati che di fatto sono assembramenti, in pieno contrasto quindi alle disposizioni legislative in materia di contrasto al Coronavirus. Ribadiamo con forza alla cittadinanza di assumere comportamenti intelligenti e coerenti, adottando modalità diverse di fare la spesa, utilizzando anche i negozi di vicinato. Non c’è necessità – conclude il sindacato – di andare più volte al giorno, più volte alla settimana a fare la spesa”.

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