Prezzi frutta e verdura alle stelle: così il Coronavirus ci cambia la dieta (e il portafoglio)

Mentre la spesa alimentare degli italiani è salita del 7%, i rincari registrati nell'ultimo periodo hanno raggiunto picchi del +35%

Tra gli effetti dell’emergenza sanitaria e del conseguente lockdown di questi mesi, c’è stato indubbiamente l’aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari e non solo. I dati parlano chiaro: l’Istat ha certificato, nelle sue stime preliminari per il mese di aprile, che “i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano in modo marcato da +1,0% a +2,6%”.

I prodotti più interessati dall’aumento dei prezzi

Ma la tendenza è stata osservata anche da Federconsumatori, secondo cui si è registrato “un rincaro molto più marcato dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona”, con aumenti che arrivano persino “a segnare quota +35% rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione”.

Le ragioni dell’impennata dei prezzi

Un fenomeno che riguarda l’intero Stivale, e che può essere addebitato a varie ragioni. Una di queste sarebbe il tentativo, da parte degli italiani, di assumere attraverso una dieta bilanciata le vitamine necessarie a rafforzare il proprio sistema immunitario: non è un caso che, tra i prodotti per i quali la differenza sullo scontrino spicca maggiormente, c’è proprio frutta e verdura.

Un’ipotesi confermata da Coldiretti, secondo cui tra le ragioni del fenomeno ci sarebbe la “voglia di avere in casa una riserva naturale di vitamine consigliata anche dall’Istituto superiore di sanità che, sul sito, invita ad aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta con più frutta e verdura e più legumi in ogni pasto della giornata”.

Per l’Associazione, un’ulteriore spiegazione dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari – che non riguarda esclusivamente quelli più “salutari” – sarebbe anche la corsa a “fare scorte” che ha caratterizzato gli Italiani durante il lockdown, specialmente nelle sue prime fasi. In altre parole, ad alleggerire il portafoglio delle famiglie potrebbe essere stata anche la paura “di rimanere senza scorte con la dispensa vuota”, circostanza che ha favorito l’acquisto di prodotti a lunga conservazione.

I dati

Coldiretti, sulla base dei dati Istat preliminari di aprile, ha registrato in particolare un aumento dell’8,4% del prezzo della frutta e del 5% di quello della verdura, ma anche il latte è salito del 4,1% e i salumi del 3,4%. Un andamento che è peraltro “in contrasto con l’inflazione, che ad aprile su base tendenziale si è azzerata”.

Ma gli aumenti più macroscopici riguardano anche prodotti come pesce surgelato (+4,2%), pasta (+3,7%), piatti pronti (+2,5%), burro (+2,5%), formaggi (+2,4%), zucchero (+2,4%), alcolici (+2,1%), carni (+2%) e acqua (+2,6%).

Durante il lockdown carrelli pieni

A certificare l’impennata della spesa alimentare degli italiani in tempo di coronavirus è anche il report sui primi tre mesi del 2020 realizzato da Ismea: le famiglie hanno speso il 7% in più rispetto al periodo precedente, una variazione record se si considera l’ultimo decennio. In testa alla classifica dei prodotti più acquistati, le uova, gli olii e i derivati dei cereali.

Nel solo mese di marzo, si è registrata un’impennata del 18% dei consumi delle famiglie, trainati dai prodotti a Largo Consumo Confezionato (LCC, +9,7%), soprattutto nelle prime settimane dell’emergenza. In crescita anche la spesa per i prodotti freschi sfusi (+1,1%). Le vendite per i prodotti confezionati hanno registrato incrementi del 20% , mentre quelle per i freschi sfusi del 9 per cento.

 

 

 

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