Coronavirus, frenata Brexit: trattative in alto mare e nodo Irlanda del Nord

Londra e UE vanno avanti a suon di "round" finora disastrosi: chi finirà al tappeto?

C’è solo uno scenario più intricato della Brexit: la Brexit ai tempi della pandemia che, gioco forza, deve fare i conti con una serie di nuove incognite e un grado di complessità crescente. Come se il precedente livello di difficoltà non bastasse. A complicare i piani, già complicati, ci ha pensato Covid-19. Secondo un recente sondaggio, il 66% dei cittadini britannici è addirittura favorevole a un rinvio del periodo di transizione per dare modo al Governo di temporeggiare e vincere la battaglia contro il coronavirus. Della stessa opinione anche i conservatori.

Nel frattempo, procedono a rilento e rigorosamente in salita le trattative tra Londra e UE senza che si registri nessun passo avanti. Come detto, a complicare i piani, l’emergenza coronavirus che ha inciso sulle tornate negoziali, solo due rispetto alle cinque in programma nel corso delle quali non c’è stato nè modo nè tempo di colmare il divario tra posizione britannica ed europea.

IN ATTESA DEL PROSSIMO ROUND: CHI FINIRA’ AL TAPPETO? – Al termine dell’ultimo disastroso round virtuale la settimana scorsa il negoziatore capo Ue Michel Barnier non ha nascosto la sua irritazione dicendosi “deluso e preoccupato” accusando la Gran Bretagna, che ha rimandato le accuse al mittente, di fare melina. Barnier ha detto che non si sono fatti passi avanti su questioni centrali come la pesca, la cooperazione sulla sicurezza e la parità di condizioni su concorrenza e aiuti di Stato, diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente.

Intanto, il Premier Johnson, dopo aver tirato un sospiro di sollievo sullo scampato pericoloso dopo il contagio, tira dritto per la sua togliendo dal campo un possibile rinvio di transizione oltre il 31 dicembre ma col passare dei giorni diventa sempre più difficile raggiungere un accordo in pochi mesi, mentre tutti tra l’altro sono impegnati a fronteggiare la pandemia. Dunque: “no deal” o un allungamento dei tempi.

BREXIT E “L’ELEFANTE NELLA STANZA – Nel frattempo, nella stanza è rimasto l’elefante: l’Irlanda del Nord.  Quella del confine tra Irlanda del Nord ( parte del Regno Unito) e Repubblica d’Irlanda (membro Ue) è senza dubbio la “vexato quaestio” del complicato negoziato tra Londra e Bruxelles. Le attuali disposizioni sostituiscono la cosiddetta clausola del ‘backstop’, più volte rifiutata dal Parlamento britannico in sede di ratifica dell’accordo. Duplice obiettivo che punta da un lato a preservare la pace sull’isola irlandese, mantenendo aperto il confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, proteggendo dall’altro l’integrità del mercato unico europeo.

COMMERCIALISTI, FOCUS SU IMPATTI – Ieri, intanto,  Consiglio e Fondazione Nazionale dei commercialisti hanno pubblicato uno studio dal titolo “Un focus sugli impatti della Brexit per le imprese e per i commercialisti”. Una ricognizione dello scenario economico, finanziario e legislativo, connesso all’attuazione della Brexit, nonché unaguida operativa in relazione alle principali tematiche toccate dal cambiamento in corso, perché “i cambiamenti che scaturiranno, anche in funzione delle tempistiche e delle modalità definitive di uscita dalla UE”, “appaiono di enorme rilevanza non solo per i professionisti interessati per attività professionale in loco o perché seguono direttamente clientela britannica in Italia, o italiana in Inghilterra, ma anche per chi affianca imprese italiane, anche di minori dimensioni, che hanno flussi import-export con il Regno Unito”.

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