Coronavirus, Conte chiude l’Italia fino al 3 aprile

Il premier ha chiuso le fabbriche del Paese, ad eccezione di quelle strategiche per affrontare l'emergenza sanitaria in atto sul Covid-19

Al termine di una giornata di “assedio”, in cui l’Italia ha segnato un nuovo record di morti da coronavirus, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ceduto al pressing di sindacati, Regioni, Comuni e parte del Governo. Senza passare dalla sala stampa, con un annuncio in diretta dalla sua pagina Facebook il Premier, ieri, in tarda serata, ha chiuso le fabbriche del Paese ad eccezione di quelle strategiche per affrontare l’emergenza sanitaria in atto. Non una chiusura totale, sul modello lombardo, ma la serrata di tutte le aziende che non siano parte delle filiere legate ai beni di prima necessità da domani, 23 marzo, al prossimo 3 aprile.

Un passo definito da Conte economicamente “doloroso” ma che ha l’obiettivo di rendere il più omogenei possibili gli interventi restrittivi in tutta la penisola per affrontare quella che ha definito la “crisi più grave dal secondo dopoguerra”. “È necessario – ha affermato il Premier – compiere un altro passo dobbiamo chiudere in tutto il territorio nazionale ogni attività produttiva non necessaria, non indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali”.

Assicurando che “continueranno a restare aperti tutti i supermercati, i negozi di generi alimentari e di prima necessità” Conte ha fatto un appello al buon senso. “Non c’è ragione – ha spiegato – di fare code e corse agli acquisti. Resteranno aperte farmacie, servizi bancari, postali assicurativi, assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali come i trasporti”. Ma “al di fuori delle attività essenziali – ha precisato – consentiremo solo il lavoro in modalità smart working e attività produttive rilevanti per il Paese. Riduciamo il motore produttivo dell’Italia, ma non lo arrestiamo”. 

L’ALLARME CONTI PUBBLICI – 
Una decisione, quella annunciata ieri sera, che il presidente del Consiglio non ha preso a cuor leggero. Sullo sfondo c’è, infatti, l’allarme conti pubblici. “Abbiamo bisogno di liquidità, l’impatto dell’emergenza su lavoratori e imprese è preoccupante”, ha dichiarato, nel pomeriggio di ieri,  all’Ansa, una fonte di governo prevedendo, per l’inizio di aprile un nuovo decreto da diversi miliardi che coinvolga i soggetti mento tutelati dal provvedimento “Cura Italia”.

La speranza, ora, resta l’Europa. Sul tavolo del nuovo Eurogruppo previsto per domani vi sono gli strumenti da mettere in campo contro l’emergenza. Per il governo è necessario, attraverso i bond o il fondo Salva-stati, che arrivi liquidità senza condizioni, ma l’idea dei Covid-bond, che vede l’Italia in prima linea, non piace a tutti i Paesi membri. Un po’ di respiro lo dà al Paese lo stop al patto di stabilità. “La sospensione di questo cappio al collo ci permette di pensare di nuovo a sostenere sanità, imprese, famiglie”, ha sottolineato il viceministro all’Economia Laura Castelli anticipando che, nel decreto aprile sarà previsto, “sulla base del calo dei fatturati, un ristoro per le imprese”.

 LE REAZIONI ALLO STOP – “La sospensione annunciata dal Presidente Conte delle attività produttive non essenziali fino al 3 aprile è un sacrificio necessario per sconfiggere il Covid-19 e salvare vite umane. Sosterremo i lavoratori e le imprese per far ripartire il Paese. Uniti ce la faremo” ha commentato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Si è perso troppo tempo”, è stato il commento unanime di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. “Finalmente, dopo troppi giorni persi, ci hanno ascoltato sulla chiusura delle fabbriche! Bene, ora andiamo avanti con le altre richieste: mascherine e protezioni per tutti, anno bianco di pace fiscale per imprese e lavoratori per tutto il 2020, sveglia all’Europa e riapertura del Parlamento”, ha commentato a caldo Matteo Salvini. A fianco del Premier, compatta, la maggioranza.

“Il Pd sostiene le ulteriori misure del Governo che, per quanto drastiche, sono state assunte per combattere la diffusione del contagio”, – afferma Andrea Orlando –. Ringraziamo i lavoratori che garantiranno i servizi essenziali a partire da quelli sanitari. Chiediamo a tutti i cittadini il più scrupoloso rispetto delle misure adottate. È il momento dell’unità contro un pericoloso nemico comune che sapremo sconfiggere”. Anche il Movimento 5 stelle con Luigi Di Maio parla di “misura necessaria” perché la “priorità del governo è tutelare la salute di ogni singolo cittadino”. Voce fuori dal coro, Italia viva, che stigmatizza la scelta di Conte di parlare via Facebook. “Per un messaggio alla nazione in una fase così delicata, sorprende che Conte non utilizzi gli strumenti istituzionali come la sala stampa di palazzo Chigi, preferendo tenere tutta Italia  incollata alla pagina Facebook personale. Lo ricordi per il futuro”, ha osservato Marco Di Maio.

LA LISTA DELLE ATTIVITÀ APERTE E SOSPESE –  La pubblicazione del Dpcm con le nuove misure restrittive annunciate da Conte è attesa nella giornata di oggi ma, in ambienti governativi, è già circolato un elenco provvisorio delle attività che verranno sospese e di quelle che, invece, sono risparmiate dal provvedimento.

Tra le filiere ritenute essenziali figurano i settori alimentare, farmaceutico e biomedicale, e dei trasporti. Per quanto riguarda la Pubblica amministrazione restano attivi l’assicurazione sociale obbligatoria, i servizi legati alla difesa e, chiaramente, l’assistenza sanitaria. Esclusi, invece, i servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale. La lista delle attività che resteranno aperte conta circa 70 voci. Continuano a operare edicole e tabaccai, oltre ai servizi d’informazione.

Restano attive l‘industria delle bevande, le industrie alimentari, la filiera agro-alimentare e zootecnica, l’industria tessile solo legata strettamente agli indumenti di lavoro (escluso, quindi l’abbigliamento). Nessuno stop per le produzioni gomma, materie plastiche, prodotti chimici, fabbricazione della carta e raffinerie petrolifere. Operative anche le attività legate all’idraulica, all’installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche e dentistiche.

E, come attività legate ai servizi essenziali, restano attive anche le riparazioni della strumentistica utilizzata nella filiera alimentare, farmaceutica o dei trasporti. Sul fronte di questi ultimi il Dpcm non includerà il trasporto ferroviario di passeggeri (interurbano), il trasporto ferroviario di merci, il trasporto terrestre di passeggeri in aree urbane e suburbane, i taxi e gli Ncc, gli autotrasportatori, il trasporto marittimo e quello aereo. Attive anche la gestione fognaria e quella della raccolta dei rifiuti, oltre alle attività bancarie, postali, assicurative e finanziarie. Salvi anche i servizi veterinari, i call center e i servizi di vigilanza privata oltre alle attività di pulizia e lavaggio delle aree pubbliche.

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