Coronavirus: chiesto il blocco degli stipendi dei campioni del calcio

L'ipotesi sul tavolo, al momento, è quella di un blocco degli stipendi per il mese di marzo.

Uno scenario da fantascienza fino a poco tempo fa. Prima cioè che il Coronavirus irrompesse nelle nostre vite, modificando abitudini e stili di vita. Niente dopo, sarà più com’era prima. 

E proprio in scia ad un’emergenza, a detta di tutti, senza precedenti, è caduto un tabù che sembrava intoccabile. Anche il mondo del calcio – considerato immune a qualsiasi crisi e catastrofe – stavolta trema. In questa occasione, il tackle da dietro, infatti, arriva da un avversario invisibile ma temibilissimo contro il quale, tutti, stiamo giocando una partita da vincere a tutti i costi. 

Chiedere un sacrificio ai giocatori in termini di ingaggi per venire incontro alle esigenze dei club travolti – economicamente – dal coronavirus: questa, in estrema sintesi, la questione che sta facendo discutere e non poco.

Dall’estero, intanto, già arriva qualche esempio. Il più virtuoso è senza dubbio quello del Borussia Moenchengladbach, i cui calciatori hanno deciso autonomamente di tagliare i propri stipendi . Anche in Francia sono diverse le società ( Lione, Montpellier, Nimes e Amiens) che hanno fatto valere il principio della disoccupazione parziale previsto dalla legge, con il club tenuto a pagare fino al 70% del salario. C’è poi il caso Svizzera dove sta facendo discutere la clamorosa la decisione del presidente del Sion, Christian Constantin – non nuovo a  decisioni estreme – che ha deciso di licenziare 9 giocatori, alcuni dei quali vecchie conoscenze della Serie A – restii a ridurre il loro stipendio: tra gli altri, Seydou Doumbia (ex Roma), Johan Djourou (Spal ), Pajtim Kasami (Palermo e Lazio) e Alex Song (ex Barcellona).

 

Anche da noi ovviamente tiene banco il tema del taglio agli stipendi. Quel che in altri campionati è già realtà da noi è ancora un auspicio come testimoniano le parole del presidente della Figc Gravina: “Il taglio degli ingaggi non deve essere un tabù”.

I giocatori al momento prendono tempo, di certo non fanno i salti di gioia. A farsi portavoce della loro posizione il presidente dell’Associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi: “Tutti abbiamo interesse che l’equilibrio economico venga preservato e proprio per questo dobbiamo valutare tutti gli elementi del momento. Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori”.

Ovviamente se alla fine la decurtazione – e non è affatto scontato – dovesse arrivare non sarà uguale per tutti: i calciatori sotto una certa cifra potrebbero essere risparmiati dalla sforbiciata, con la percentuale del taglio che dovrebbe aumentare con l’aumento degli emolumenti, in base a fasce di reddito prestabilite, ipotizzando decurtazioni dei contratti tra il 20% e il 30%. Tanto per fare un esempio, Cristiano Ronaldo, che guadagna 31 milioni di euro netti, lascerebbe sul tavolo nella peggiore delle ipotesi 9 milioni. Ma è in buona compagnia: rischiano il gol del ko anche altri “Big”: vedasi per dettaglio, Dybala, De Ligt, Donnarumma e Dzeko, solo per citarne alcuni. E Higuain che nel frattempo è scappato in Argentina. 

L’ipotesi sul tavolo, al momento, è comunque soltanto quella di un blocco degli stipendi per il mese di marzo.

 

IL PIPITA DRIBBLA LA QUARANTENA – L’attaccante bianconero – da oltre una settimana in quarantena forzata, in casa propria, a Torino, per volontà del club dopo i casi di positività al coronavirus di Rugani prima e Matuidi poi – due notti fa ha messo in atto un vero e proprio piano per lasciare l’Italia e tornare nella sua Argentina. Anche Pjanic, Khedira e Bentacur hanno lasciato Torino, mentre montano le polemiche di chi si domanda perchè ai calciatori è permesso di allontanarsi mentre tutta la popolazione è chiusa a casa.

 

 

 

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