Coronavirus bond, la proposta di Conte alla Ue per uscire dalla recessione

Il premier Conte, a sorpresa, ha proposto i Coronavirus bond durante la videoconferenza con gli altri leader Ue come soluzione per uscire dalla crisi

Coronavirus bond, subito. Questa potrebbe essere un’operazione percorribile per l’Europa per non sprofondare. Proprio come ha fatto la Cina, dove dai primi di febbraio le aziende hanno raccolto oltre 34 miliardi di dollari.

Anche qui nel Vecchio Continente, in Italia in primis, la soluzione per contrastare la gravissima recessione a cui stiamo andando incontro, già bollata dagli analisti come “crisi senza precedenti” e “depressione globale”, addirittura peggiore della crisi dei mutui subprime del 2008, potrebbe arrivare proprio dai cosiddetti Corona bond.

Cosa sono i Coronavirus bond

Cosa sono? Di fatto si tratterebbe di obbligazioni emesse dai singoli Stati nazionali ma garantite da tutti i paesi dell’Unione Europea, allo scopo di finanziare le spese legate al contenimento del virus sia in campo sanitario sia per far fronte alle ricadute economiche delle misure di contenimento.

In pratica, significherebbe emettere almeno 500 miliardi di titoli garantiti dalla Bei, la Banca Europea per gli Investimenti, o da altre istituzioni ad hoc (ma non la Bce), allo scopo appunto di combattere il virus nei Paesi più colpiti, e in quelli che lo saranno nelle prossime settimane, soprattutto Francia e Germania, investendo in strutture sanitarie, nuovi ospedali, miglioramento di quelli esistenti, reparti di terapia intensiva, assunzioni di medici e infermieri.

La proposta di Conte agli altri Paesi Ue

Nel giorno in cui Bruxelles stravolge le regole degli aiuti di Stato, il premier Conte, a sorpresa, ha proposto i Coronavirus bond durante la videoconferenza con gli altri leader Ue. “Dobbiamo assicurare ai nostri cittadini le cure mediche necessarie e la protezione sociale ed economica di cui hanno bisogno. Non ci sono alternative”.

In alterativa ai Coronavirus bond, potrebbe anche essere un fondo di garanzia europeo, ma comunque tali da essere in grado di finanziare con urgenza tutte le iniziative dei singoli governi per proteggere le proprie economie. Il premier ha invitato tutti a non illudersi che ci possa essere un Paese membro che possa rimanere indenne da questo tsunami economico-sociale e ha invitato a considerare che il ritardo nella risposta comune sarebbe disastroso per tutti, e per questo irresponsabile.

“Se procederemo divisi la risposta sarà inefficace e questo ci renderà deboli ed esposti alle reazioni dei mercati” ha sottolineato. Il premier ha chiarito che a una crisi straordinaria, senza precedenti, si risponde con mezzi altrettanto straordinari, mettendo in campo qualsiasi strumento di reazione, secondo la logica del whatever it takes che Bruxelles è stata ormai costretta ad abbracciare.

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