Coronabond verso bocciatura: Europa pronta a rifilarci il Mes “light”?

Riflettori puntati sulla riunione dell'Eurogruppo in programma nel pomeriggio di oggi 

Solidarietà o austerity? Rinascita o tramonto del sogno europeo? Giorni cruciali per l’Europa chiamata a scrivere il suo futuro in scia all’emergenza coronavirus. Sono in tanti a chiedersi se la pandemia in atto rappresenterà una occasione di rilancio o, al contrario, se la crisi scaturita dall’emergenza sanitaria finirà per spaccare ancora di più e definitivamente l’Europa delle divisioni. 

L’Ue sta giocando con il fuoco”, ha avvisato nelle scorse ore l’economista Luigi Zingales sul Financial Times online.“Se non dimostrerà la volontà di dare aiuti sostanziali ai Paesi membri in difficoltà, non avrà più ragione di esistere”.

Di fronte a una tempesta come il covid-19 che riguarda tutti, non serve un salvagente per l’Italia: serve una scialuppa di salvataggio solida, europea, che conduca i nostri Paesi uniti al riparo”, scriveva qualche giorno fa il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una lettera di risposta inviata alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (che ieri aveva ammesso le mancanze dell’Europa almeno nei primi giorni dell’emergenza) di cui “ha apprezzato il sentimento di vicinanza e di condivisione”.

“Solo se avremo coraggio, se guarderemo davvero il futuro con gli occhi della solidarietà e non col filtro degli egoismi, potremo ricordarlo non come l’anno del fallimento del sogno europeo ma della sua rinascita”: questo il messaggio ribadito a gran voce in questi giorni dal Presidente del Consiglio.

Come ha riconosciuto ieri il ministro delle Finanze francese  Le Maire in una conferenza stampa teletrasmessa da Parigi, l’Unione europea “non sopravviverebbe a disparità troppo grandi” fra le economie dei diversi Stati membri, se non si sarà stati in grado di trovare una risposta adeguata all’attuale crisi del covid-19. “E’ una crisi mondiale paragonabile, per la sua violenza, a quella del 1929. Speriamo che i governi siano più saggi che nel 1929 nella loro risposta”, ha detto.

Dopo il colpo a vuoto nell’ultimo vertice dei leader di governo europei, che due settimane fa non riuscì a trovare un accordo sui mezzi per risollevare l’economia dei paesi tramortiti dal coronavirus,  riflettori puntati oggi sulla riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurogruppo, in programma nel pomeriggio.

Sostanziale accordo su tre delle quattro proposte sul tavolo: ricorso a una nuova linea di credito del Mes ma con una “condizionalità” che sia “la più leggera possibile”; sostegno della Banca europea degli investimenti (Bei) alla liquidità delle imprese private, che includerebbe anche una sua ricapitalizzazione da parte degli Stati membri; 3) il dispositivo “Sure”. Totale disaccordo sulla quarta proposta fra due fronti di paesi: l’ipotesi di creare un Fondo europeo basato sulla emissione di eurobond, ovvero di titoli di debito comune, per finanziare un fondo per la ripresa economica. 

Dunque, a rischiare di far saltare il banco – e con lui il sogno europeo – il braccio di ferro che va avanti ormai da giorni su coronabond e Mes, che proprio ieri sera il Premier Conte è tornato a bocciare, definendolo “uno strumento assolutamente inadeguato”. “Gli eurobond sono la soluzione: una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza che stiamo vivendo”, ha scandito il Presidente del Consiglio in accordo con il Ministro dell’Economia Gualtieri, seduto al suo fianco.

Una proposta – quella caldeggiata da Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda che però allo stato attuale sembra avere poche chances di spuntarla, molto più probabile che passi la linea del Mes “light” visto che il “fronte nordico” (Olanda, Finlandia, Danimarca e Austria) non vuole assolutamente sentir parlare di mutualizzazione del debito, di eurobond o di “Corona bond”, e anzi premono perché queste ipotesi non siano neppure menzionate nei documenti dell’UE.

La Francia, intanto, media con la proposta di un Fondo di solidarietà della durata “da tre a cinque anni”, e dovrebbe emettere titoli di debito sui mercati, con garanzie comuni, per mobilitare finanziamenti che potrebbero arrivare al 3% del Pil, con la Germania che sembra aver momentaneamente abbandonato l’intransigenza del fronte nordico, con una timida apertura allo strumento di debito comune. Per molti, solo strategica per prendere tempo e rimandare la discussione su questo punto all’autunno, approvando la parte restante del pacchetto.

A meno di colpi di scena dell’ultima ora, sembra che la proposta italiana si avvii verso la bocciatura con l’Europa pronta a rifilarci il Mes, in versione rigorosamente light. 

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