Conti correnti a tassi sotto zero: gli effetti sull’economia italiana

Unicredit potrebbe portare i tassi a -0,5% sulle giacenze oltre i 100 mila euro: cosa cambia per i risparmiatori

Il sasso nello stagno, se così vogliamo dire, è stato lanciato da Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit e presidente della Ebf, Federazione europea delle banche. Dal 2020 l’istituto milanese potrebbe applicare tassi di interesse negativi sulle giacenze di conti correnti particolarmente “pingui”.

Il motivo? Compensare i tassi negativi che la banca paga alla Banca Centrale Europea per i suoi depositi di contanti a Francoforte. Una decisione che, come poteva essere facilmente immaginato, ha finito con l’attirare critiche da più parti. Ma, probabilmente, non resterà a lungo una “proposta”, né Unicredit sarà l’unica banca italiana ed europea a prendere in considerazione l’ipotesi di tassi negativi sui depositi dei loro clienti.

Secondo le prime stime, la misura preannunciata da Mustier potrebbe concretizzarsi in un tasso del -0,50%, stessa percentuale che la BCE di Draghi applica sui depositi degli istituti di credito. Secondo quanto preannunciato dall’AD di Unicredit, il tasso negativo non verrebbe applicato automaticamente a tutti i correntisti. A essere colpiti dalla misura sarebbero gli intestatari con più di 100 mila euro di giacenza sul proprio conto corrente. Insomma, a risentirne maggiormente potrebbero essere i professionisti e le aziende, che potrebbero veder decurtato il loro capitale per quello che nell’ambiente bancario viene già chiamato come “servizio di custodia del denaro”.

Ma quanti soldi potrebbe portare in cassa agli istituti di credito una misura del genere? Se venisse applicata in maniera indiscriminata, tanto sui conti correnti oltre i 100 mila euro quanto su quelli con risparmi inferiori, gli istituti bancari si ritroverebbero improvvisamente con un tesoretto di circa 6 miliardi di euro. Secondo i dati della Banca d’Italia di agosto 2019, infatti, i depositi bancari del nostro Paese (privati, aziendali e della PA) ammontano a circa 1.200 miliardi di euro. Che, moltiplicato per 0,5, dà appunto 6 miliardi.

E sono proprio le aziende quelle che, nell’ultimo anno, sono riuscite a metter da parte un “gruzzolo” maggiore. Stando ai dati della Banca d’Italia, tra agosto 2018 e agosto 2019 i depositi intestati alle imprese del nostro Paese sono cresciuti del 9,9%, arrivando a 370 miliardi di euro. Inutile dire che, allo stesso tempo, sono proprio le imprese ad avere il maggior numero di conti correnti con giacenze superiori ai 100 mila euro. E sarebbero loro, dunque, a pagare il conto più salato.

Secondo alcuni analisti, la mossa di Unicredit potrebbe però avere effetti più che positivi sull’economia reale. Le aziende, infatti, potrebbero essere costrette a “movimentare” il loro capitale, facendo investimenti in nuovi impianti o assumendo nuovo personale. Parte dei 370 miliardi in depositi, dunque, potrebbe essere riversata sul mercato, con effetti tutti da calcolare.

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