Conti correnti sempre più salati

Ma le banche respingono ogni accusa: crescita minima, al di sotto dell’inflazione

Il costo di un conto corrente è salito in media del 5% ogni anno dal 2006 a oggi. La notizia arriva dal presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Antonio Catricalà nella sua audizione al Senato. Ma le banche non ci stanno, infatti hanno negato i dati e ribattuto: i rincari sono stati inferiori all’inflazione e, in molti casi, ci sono stati ribassi a doppia cifra grazie alla maggiore concorrenza del settore.

Secondo Catricalà, dal 2006 al 2011 il costo medio di tenuta del conto corrente è aumentato, per alcune categorie di consumatori come i giovani e le famiglie con esigenze medie, di oltre il 5% medio annuo, arrivando a poco più di 100 euro per i giovani e a 155 euro per le famiglie, anche a causa dell’incremento nelle spese di servizi come i bonifici.
Dunque i programmi di riduzione dei costi attivati dalla Banca Italia e dagli istituti avrebbero ottenuto un effetto solo per le banche stesse senza alcun “trasferimento alla clientela dei benefici derivati da queste riduzioni”.

Per l’Abi, invece, le banche avrebbero avviato un’operazione di contenimento dei costi, cresciuto solo dell’1%, restando di gran lunga al di sotto del tasso annuo d’inflazione pari all’1,9% e registrando in alcuni casi cali a doppia cifra. Un esempio sono le famiglie con operatività media che hanno visto ridursi i costi del 30%, seguite dai giovani con riduzioni fino al 25%.
Come risparmiare? Diciamo che la scelta determinante è quella fra conto tradizionale e conto online. Secondo i dati di PattiChiari, il costo medio annuo del conto corrente in Italia è pari a 132 euro per un uso allo sportello e 97 euro per un uso tramite internet. Il risparmio complessivo grazie all’uso del canale online è pari in media a quasi il 30%.

Conti correnti sempre più salati