Conti correnti: Bankitalia spiega perché conviene cambiare

Dall'analisi dei costi medi del 2018 emerge che oggi si paga di meno rispetto che in passato, anche se la tendenza potrebbe presto invertirsi

Avete un conto corrente vecchio di 10 anni o più? Allora è arrivato il momento di cambiarlo con uno nuovo. E non per una semplice questione “di moda” o per capriccio. E’ la stessa Banca d’Italia a consigliare il cambio per una questione di convenienza economica degli intestatari.

Dall’indagine compiuta dagli uomini di Bankitalia sui costi medi dei conti corrente in base alla loro anzianità, infatti, emerge che un conto “più giovane” può far risparmiare alcune decine di euro ogni anno rispetto a uno più anziano. A far diminuire i costi rispetto al passato, sottolineano i tecnici di Palazzo Koch, sono state le spese sostenute per il canone base e quelle per le carte di debito associate al conto. Se un tempo gli utenti erano chiamati a pagare delle commissioni, oggi è tutt’altro che complesso trovare dei conti correnti a costo 0, con tanto di carta di credito o debito inclusa.

L’analisi condotta dalla banca centrale del nostro Paese si riferisce ai costi medi che i correntisti hanno sostenuto nel corso del 2018 ed è basata sui dati di 12.842 conti correnti bancari (di cui 678 online) e su 957 conti correnti postali. Emerge così che il costo medio di un conto corrente bancario aperto presso uno sportello fisico ha un costo annuo di 86,9 euro, in crescita dell’8% circa rispetto all’anno precedente. Un conto corrente online costa mediamente 15,5 euro e non presenta alcuna variazione. Aumentano anche le spese sostenute per un conto corrente postale, che crescono fino a toccare circa 55 euro annui (+4,5 euro rispetto al dato dell’anno precedente).

Come evidenziato dagli uomini di Via Nazionale, si tratta del terzo aumento annuale consecutivo, che di fatto va ad annullare gli effetti dei cali registrati nel biennio 2013-2015. Nonostante ciò, non si tratta affatto del costo massimo di gestione di un conto corrente. Come detto, rispetto a un decennio fa i costi di gestione dei conti correnti sono ancora più bassi, ma la tendenza potrebbe presto invertirsi. Le banche, infatti, potrebbero riversare sui canoni mensili e annuali i costi dei tassi negativi sui prestiti. A risentirne maggiormente, dunque, saranno i correntisti, che potrebbero trovare una brutta sorpresa sotto l’albero di Natale. Molti istituti, anche online, potrebbero seguire l’esempio di Fineco e aumentare (o introdurre) costi di gestione sinora sostenuti.

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