Consumi: italiani tutti scarpe e abbigliamento

In Europa siamo quelli che spendono di più in vestiario. Nel Vecchio Continente si tende ad avere cura di sè sul lungo periodo

L’Italia è femmina, alla faccia del machismo che proclamiamo a ogni piè sospinto. Ed è una femmina un po’ vanitosa, ansiosa di apparire sempre tirata a lucido.
E’ quanto si legge tra le righe del rapporto “Europa Consumi“, elaborato dalla Confcommercio, secondo cui il Belpaese ha il primato della spesa per abbigliamento e scarpe (1.194 euro pro capite su un totale di 2.330) a livello continentale.

Stiamo parlando della voce “cura di sé“, all’interno della quale rientrano tanti capitoli di spesa.
Se infatti gli italiani svettano negli acquisti di vestiario, i greci sono in pole position in quanto a medicinali, servizi ambulatoriali e ospedalieri (820 euro a testa su 2.449), mentre svedesi e danesi spendono parecchio in protezione sociale (362 e 349 euro, su una media che è per gli svedesi di 2.173 euro, e per i danesi di 2.440).

Gli europei investono in attenzioni per la propria persona poco meno di 2mila euro all’anno.
In percentuale, negli ultimi 15 anni la quota di spesa si è ridotta, passando dal 14,1% del 1995 al 13,2% del 2008. E’ maggiore in Paesi come Portogallo (17,2%), Lettonia e Lituania (16,3%), e inferiore in Francia (12,7%) e Spagna (13,4%).
In valori assoluti le differenze sono più accentuate e rispecchiano diversi livelli di ricchezza: nel 2008, ogni lussemburghese ha speso in media 3.221 euro per la cura di sé, mentre un bulgaro solo 264.
In mezzo, i 790 euro pro-capite spesi dagli Slovacchi, i 1.024 degli Estoni, i 1.894 degli Spagnoli, i 2.243 euro dei Tedeschi e i 2.502 degli Austriaci.

Abbigliamento e calzature – i “mai più senza” degli italiani – rappresentano la spesa pro capite più significativa anche a livello europeo (776 euro in media). A seguire, la spesa per la salute (servizi ambulatoriali, ospedalieri e medicinali assieme assommano a 477 euro), per beni e servizi destinati all’igiene personale (324 euro), e per la protezione sociale (160 euro).

Accorpando diverse tipologie di consumo, emerge infine una tendenza: gli europei spendono sempre di più (circa il 60% della spesa complessiva) per un benessere di lunga durata, proiettato in avanti nel tempo.
Come sottolinea Confcommercio, emerge «un orientamento delle preferenze sempre più marcato verso beni o, ancora meglio, servizi in grado di assicurare forme di benessere immateriale, fortemente connesse a una visione del ciclo di vita in termini di salute e di efficienza fisica, oltre che di mantenimento delle prospettive di reddito (attraverso le forme di previdenza complementare) anche nella fase successiva al ritiro dall’attività lavorativa».

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