Consulenza sugli investimenti, dalle banche troppi consigli interessati

L'obiettivo principale è vendere i propri titoli. I consigli dei consulenti bancari a quattro tipi di risparmiatori diversi evidenziano una scarsa attenzione all'interesse del cliente

Non siamo al consiglio di sotterrare i denari per far crescere l’albero degli zecchini d’oro ma poco ci manca. L’aspetto è quello professionale e incravattato del consulente bancario ma i suggerimenti assomigliano a quelli del gatto e la volpe: sbagliati e interessati. E il malcapitato Pinocchio stavolta è il risparmiatore disorientato dalla crisi che cerca di far fruttare il suo gruzzolo o anche solo di metterlo al riparo dall’inflazione.

Alla prova dei fatti le banche non si sono dimostrate all’altezza della situazione. Per incapacità o per calcolo. Lo rileva un test svolto dalla rivista Soldi & diritti, supplemento di Altroconsumo, in 80 sportelli bancari di Roma, Milano e Torino. Sono stati individuati 4 risparmiatori-tipo, in carne e ossa, che si sono rivolti ai consulenti bancari per per ottenere informazioni e suggerimenti sul tipo di investimento più vantaggioso per il loro profilo. Le risposte ottenute sono state le più varie e a volte inverosimili. Ma – come abbiamo già visto – con un denominatore comune: sono tutte molto vantaggiose per le banche.

Obblighi ignorati…

Tanto per cominciare, è stato ignorato un obbligo di legge: quello di far compilare al cliente un questionario che serve a definire il suo profilo per proporgli l’investimento adeguato. Lo prevede la cosiddetta direttiva Mifid, in vigore da tre anni, che per ogni cliente retail (cioè il privato, non l’investitore istituzionale) obbliga la banca ad accertare:

•  la conoscenza e l’esperienza finanziaria: livello di istruzione, professione , frequenza di operazioni eseguite sui mercati finanziari e tipologia di strumenti;

•  la situazione finanziaria: ammontare e tipologia del reddito e propensione al risparmio;

•  gli obiettivi di investimento: propensione al rischio dell’investitore, orizzonte temporale e finalità.

Ebbene solo in 1 caso su 80, il questionario è stato fatto compilare al potenziale cliente. Alcuni sportelli inoltre non danno informazioni se il cliente non ha un conto corrente presso la stessa banca.

… e consulenze pilotate

Ma veniamo alle caratteristiche dei quattro potenziali clienti e alle risposte ottenute dalle banche a fronte di una richiesta di investire 20mila euro con esigenze diverse:

Cliente
e tipo di richiesta 

   Proposte prevalenti
da parte delle banche

   Investimento migliore

A – Rischio:
      basso
    – Durata
      investimento:
      18 mesi

Obbligazioni bancarie e polizze vita: non sono compatibili con l’esigenza di liquidità, cioè con un investimento da smobilizzare in tempi rapidi. Prima della scadenza possono essere rivendute solo alla banca stessa che ovviamente ci guadagna.

Conti deposito online

B – Rischio:
      medio
    – Durata:
       5 anni

Obbligazioni bancarie (della stessa banca): sono abbastanza adatte all’arco temporale richiesto.
Polizze index linked (cioè legate all’andamento di indici di Borsa): poco redditizie nell’arco temporale considerato e con costi di gestione elevati.

Obbligazioni a medio termine in euro
(es. Btp)

C – Rischio:
      medio
    – Durata:
      10 anni

Obbligazioni, polizze index linked e pronti contro termine: un mix sbagliato per il profilo di rischio e con le solite obbligazioni “della casa”.

50% obbligazioni,
50% azioni

D – Rischio:
      alto
    – Durata:
      20 anni

Obbligazioni bancarie proprie e polizze vita: su un arco di tempo così lungo le azioni sono più redditizie, ma per le banche sono meno remunerative.

Azioni o
fondi d’investimento azionari

Come si vede la banca cerca quasi sempre di vendere le sue obbligazioni. In pratica chiede un prestito al potenziale investitore col presunto scopo di farlo guadagnare. Un ennesimo caso di evidente conflitto di interesse. (A.D.M.)

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