Consiglio Europeo, verso nulla di fatto su Coronabond: le soluzioni in campo

Ancora troppe incognite: chi si aspetta grandi colpi di scena rischia di restare deluso. La partita, tutta in salita, del Premier Conte deve ancora cominciare

Presentato come l’appuntamento clou della settimana il Consiglio Europeo in programma oggi pomeriggio, 23 aprile, intorno alle 15 (ma non si escludono slittamenti) più che una tappa decisiva, potrebbe rivelarsi poco più che interlocutoria. Ancora troppe le incognite e i nodi da sciogliere, per questo più di un segnale sembrerebbe portare nella direzione di una strategia del temporeggiamento.

Secondo indiscrezioni degli ultimi giorni, la riunione che ovviamente si svolgerà in videoconferenza, si limiterà ad “appoggiare la decisione presa dall’Eurogruppo” sul piano per la ripresa da 540 miliardi di euro, “ma non darà tutte risposte sui numeri del prossimo bilancio Ue o su quali strumenti innovativi saranno messi in campo per dare una risposta”, come il Recovery fund o i coronabond, precisano fonti UE sottolineando che “tutto questo è un processo in corso”, e tali strumenti “non saranno discussi in questo vertice”.

UN TAVOLO A 3 GAMBE, CERCANDO LA QUARTA –  Molte incognite e poche certezze per i 27 leader degli Stati Ue che si sono dati appuntamento per fare il punto sul pacchetto di strumenti da mettere in campo per evitare il collasso dell’Eurozona. La base da cui si parte è quella messa a punto lo scorso 10 aprile dai ministri delle Finanze dell’area euro che hanno raggiunto un accordo di massima che prevede un pacchetto di tre pilastri, cui ne manca però uno, il quarto, quello che vorrebbe l’Italia.

 

  • MESsanitario” senza condizionalità (fino a 240 miliardi) con il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno che ha dato nuovamente rassicurazioni  (“Non ci sarà alcuna Troika”)
  • BEI (200 miliardi)
  • Piano antidisoccupazione SURE (100 miliardi)

Per un totale di 540 miliardi. Tanti, ma non bastano. Chi , però, si aspetta grandi colpi di scena rischia di restare seriamente deluso. Non ci sarà un’ intesa sul nuovo “Recovery Fund”, il fondo per la ripresa economica post-pandemia che dovrebbe essere il compromesso tra la richiesta italiana degli eurobond (una parola che probabilmente neanche sarà pronunciata per evitare frizioni insanabili) e le mediazioni di Francia e Spagna in particolare, pronta a proporre la soluzione del “debito perpetuo”. 

La verità è che le posizioni tra i Paesi Ue  sono ancora molto distanti. Non dovrebbero esserci nemmeno strappi irrimediabili: nessuno metterà veti né farà saltare il tavolo.

Anche per questo, probabilmente, non ci saranno conclusioni congiunte: “È meglio avere un buon dibattito senza conclusioni piuttosto che avere conclusioni con un pessimo dibattito”, si è lasciato sfuggire qualcuno durante la riunione preparatoria.

LA “PARTITA” IN SALITA DI GIUSEPPE CONTE – Intanto, tornando in casa nostra il Premier prepara il terreno, consapevole che – prima o poi – dovrà probabilmente mettere da parte il sogno eurobond per un più realistico Recovery Fund, sulla cuientità, che al momento oscilla tra i 1.000 e i 1.500 miliardi, c’è ancora da mettersi d’accordo. Come su tanti altri aspetti ancora tutti da definire. Insomma, la sensazione è che la partita, come sempre tutta in salita per il nostro Paese, sia tutt’altro che alla fine. Anzi, deve ancora cominciare. 

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