Confcommercio: il Sud, indietro di 20 anni, “frena” la crescita dell’Italia

(Teleborsa)Un effetto traino. Peccato però che sia al contrario. Il Sud è indietro di 20 anni e rallenta la crescita dell’Italia. Lo rivela un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio . Da anni, infatti, il rilancio del Sud è una vera e propria emergenza, al centro dell’agenda alla quale nessuno ha ancora saputo dare una risposta concreta in grado di dare una decisa inversione di marcia.
Il Belpaese, infatti, manifesta da almeno due decenni un tasso di crescita “particolarmente esiguo”, in termini assoluti e nella comparazione internazionale. Questo dipende largamente dalle “insoddisfacenti performance del Mezzogiorno” che presenta gli stessi livelli di prodotto lordo di oltre venti anni fa. In pratica, rispetto ai livelli del 1995 consumi e crescita del Pil sono rimasti pressoché al palo.

ITALIA SPACCATA IN DUE L’Italia, insomma, è un Paese, sempre più frammentato  e diviso. Letteralmente spaccato in due, anche dal punto di vista economico dove sempre più “I già consistenti divari tra Mezzogiorno e Centro-nord si sono, infatti, acuiti sia in termini di ricchezza prodotta, sia di consumi. Alcune valutazioni puramente meccaniche chiariscono il ruolo della mancata crescita meridionale nel determinare la scarsa crescita dell’Italia nel complesso”.

PICCOLI SEGNALI INCORAGGIANTI – Una situazione complessa, anche se per fortuna, non manca qualche piccolo segnale incoraggiante con il Mezzogiorno che prova caparbiamente, seppur in mezzo a mille difficoltà, a tirar fuori la testa dalla sabbia.  Certo,  vietato dimenticare come burocrazia, spesa pubblica inefficiente, fiscalità elevate, infrastrutture inesistenti e soprattutto illegalità ce la mettono tutta per spingerlo nel baratro. Dando un’occhiata, infatti,  alla natalità e mortalità delle imprese fra il 2009 e il 2016, il rilancio del terziario ha in parte tamponato il ridimensionamento dell’industria: (in media + 14 per cento, contro -9) e su questo fronte il Sud, dove è allocato il 33 per cento delle attività produttive, si è mostrato più dinamico del resto dell’Italia: ad un ridimensionamento industriale dell’8 per cento, ha fatto da contraltare un aumento del terziario, in particolare alberghi e pubblici esercizi del 18,5%.

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