Comprare a rate, l’Europa in campo a difesa del consumatore

Nei prossimi mesi dovrà essere adottata anche in Italia la direttiva europea sul credito al consumo. Più trasparenza e più diritti per il debitore

Un’Europa unita anche sui debiti. Anche se non siamo ai livelli americani, il ricorso al credito al consumo – cioè ai finanziamenti per acquistare auto, elettrodomestici, viaggi ecc. – è in netta crescita anche nel vecchio continente. Un mercato che supera gli 800 milioni di euro con un tasso di crescita annuo dell’8%. Anche – o forse soprattutto – in tempi di crisi.

Ma in questo campo l’unità completa all’interno della UE si compirà nei prossimi mesi col recepimento della direttiva sui “contratti di credito ai consumatori”. Varata agli inizi del 2008, dev’essere recepita (cioè trasformata in legge nazionale) entro 2 anni da tutti gli Stati membri.

Una volta accolta la normativa europea, comprare a rate in Europa sarà più economico e sicuro. Le nuove norme abbattono i confini tra i paesi UE liberalizzando offerte e contratti, ma imponendo anche precise regole di chiarezza dei contratti e diritti del consumatore.

L’ambito di applicazione

La direttiva si applica a tutti i finanziamenti compresi tra i 200 e i 75.000 euro. Sono esclusi i prestiti garantiti da un’ipoteca sui beni immobili e terreni, in pratica i mutui. Esclusione che ha suscitato qualche critica poiché l’esperienza recente (v. la crisi dei subprime) dice che il mutuo è la causa principale di sovraindebitamento delle famiglie.

Gli obblighi di trasparenza

La trasparenza parte dalla pubblicità. Gli annunci pubblicitari non potranno più essere generici ma dovranno riportare dati precisi “in forma chiara, concisa e graficamente evidenziata” (vietate le postille scritte in carattere troppo piccolo).

Ancora più dettagliate le informazioni obbligatorie nella fase precontrattuale. Tra queste:

– il tasso debitore (fisso o variabile, corredato delle spese addebitate),
– il tasso annuo effettivo globale (Taeg), che comprende tassativamente oltre al tasso d’interesse nominale, le spese di istruttoria, le imposte, i costi dei servizi accessori, le spese di incasso della rata;
– la durata del contratto;
– l’importo totale del credito e delle singole rate.

La banca o la finanziaria devono, in sostanza, fornire le informazioni necessarie per raffrontare le varie offerte, in modo che il consumatore possa prendere delle decisioni “informate” e che sia potenziata la libera concorrenza.

Il diritto di recesso

Nonostante questo al consumatore è concessa un’altra uscita di sicurezza. Novità importante della normativa è la facoltà di recedere dal contratto, per qualsiasi motivo (“senza dare alcuna motivazione”) entro 14 giorni dalla sua conclusione. Il debitore dovrà ovviamente restituire l’intero importo del prestito più gli interessi maturati fino alla data di rimborso (ma si tratta di pochi giorni). Il creditore non ha diritto a nessun altro indennizzo da parte del consumatore.

Il rimborso anticipato

Non saremo più “ostaggi” delle finanziarie. Il consumatore potrà infatti estinguere il suo debito in qualsiasi momento prima della scadenza pagando – dice la legge – solo un “indennizzo equo e oggettivamente giustificato”, che non potrà in ogni caso superare:

– l’1% dell’importo del credito residuo rimborsato anticipatamente per debiti con scadenza superiore a un anno;
– lo 0,5% per quelli inferiori a un anno.

La valutazione del debitore

Per contenere il rischio di insolvenza il creditore (banca o finanziaria) è obbligato, prima della concessione del prestito, a valutare il “merito creditizio” del debitore, cioè ad acquisire “informazioni adeguate”, anche fornite dal consumatore stesso o tramite banche dati. (A.D.M.)

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