Commercio Ue, Covid e protezionismo affossano l’export Europa: la mappa dei dazi

Il commercio in Ue ha subito un vero e proprio crollo a causa del Coronavirus. Ma i problemi sono legati anche all'aumento delle barriere protezionistiche

L’emergenza Covid ha portato l’economia globale a un fermo, creando enormi shock per domanda e offerta in ogni regione e ogni settore. L’Organizzazione Mondiale del Commercio ha previsto che, nel migliore dei casi, chiuderemo il 2020 con un meno 13% dei volumi degli scambi commerciali. La crisi economica ha anche sollevato questioni più generali sull’interconnessione globale e le interdipendenze, in particolare per quanto riguarda le catene di approvvigionamento.

Questo quanto si legge nel nuovo rapporto annuale sulle barriere al commercio della Commissione europea (lo potete scaricare in inglese qui), in cui si ribadisce ancora una volta la linea di Bruxelles: nonostante la crisi sanitaria, a anzi proprio per affrontarla al meglio e favorire la ripresa economica, è “fondamentale” mantenere aperti i flussi commerciali internazionali e le catene di approvvigionamento, scongiurando in ogni modo che i Paesi ricorrano a misure protezionistiche.

Come nella relazione dello scorso anno, anche questa volta nel report è stato analizzato innanzitutto lo stock totale di 438 barriere commerciali e di investimento attive, per Paese e per tipo di barriera. L’edizione di quest’anno offre un focus speciale sulla regione del Mediterraneo e del Medio Oriente, spiegando come gli sforzi mirati abbiano contribuito a eliminare alcune delle barriere commerciali altrimenti piuttosto numerose in questi Paesi.

I dati del protezionismo contro l’Ue

Benché a maggio 2020 si sia registrato un +37,6%, il commercio Ue ha subito un vero e proprio crollo a causa del Coronavirus. Mentre nel 2019 l’Europa aveva esportato per un totale di circa 180 miliardi di euro, ora, a causa del lockdown, il commercio fuori dall’Ue è scivolato a 165 miliardi. D’altro canto anche le importazioni sono calate di 21 miliardi, da 163 a 142.

Nel 2019, 43 nuove barriere tecniche e dazi hanno interessato gli scambi commerciali Ue, per un valore stimato fino a 35,1 miliardi di euro, soprattutto nei settori elettronica, automotive e Ict. Segno che il protezionismo “si è radicato” nelle relazioni commerciali e serve un “cambio di paradigma nel modo in cui l’Ue persegue e difende i suoi interessi legittimi”.

La mappa dei dazi

Rispetto al 2018, i primi cinque Paesi con il maggior numero di barriere sono rimasti gli stessi. La Cina resta quello con il più alto stock di barriere registrate, con 38 ostacoli che ostacolano le opportunità di esportazione e investimento dell’Europa. La Russia è al secondo posto, con 31 barriere attualmente presenti, seguita dall’Indonesia (25).

Gli Stati Uniti (24) si piazzano al quarto posto (solo i dazi Usa costano 3 miliardi all’agroalimentare), mentre India e Turchia condividono il quinto, con 23 misure segnalate. Altri Paesi terzi con dieci o più barriere commerciali in atto includono Brasile (19), Corea del Sud (19), Australia (14), Algeria (12), Tailandia (12), Messico (11), Egitto (10) e Malesia ( 10).

Proprio il presidente Usa Donald Trump sta valutando nuovi dazi di 3,1 miliardi di dollari sulle importazioni da Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna. I nuovi dazi riguarderebbero in particolare le olive, la birra, il gin e i mezzi pesanti.

Misure alla frontiera e misure transfrontaliere

Nel 2019, per la prima volta, le misure alle frontiere (229 o 52%) sono più numerose delle misure transfrontaliere (188 o 43%). Questo, scrivono gli analisi Ue, è un segno che i partner stanno ricorrendo a una più ampia gamma di tipi di barriera per raggiungere obiettivi protezionistici.

Le misure alla frontiera sono restrizioni che incidono direttamente sulle importazioni e le esportazioni a livello doganale, sia attraverso misure sanitarie e fitosanitarie (102 barriere), aumenti tariffari e restrizioni quantitative (73), procedure amministrative e licenze d’importazione (38), tasse e restrizioni all’esportazione (16) o rimedi commerciali non in linea con gli obblighi internazionali (14).

Le misure transfrontaliere incidono sui prodotti dopo l’importazione attraverso restrizioni relative a ostacoli tecnici agli scambi ingiustificati (TBT) riguardanti gli scambi di merci (78), i diritti di proprietà intellettuale (34), gli appalti pubblici (25), i servizi (22 barriere) e gli investimenti (15).

Cosa ha fatto l’Ue per difendersi

Nonostante questo quadro, va però sottolineata l’azione Ue, che ha contribuito a eliminare 40 misure restrittive alle importazioni dall’Ue rispetto all’anno precedente, che interesseranno almeno 19,4 miliardi di euro di esportazioni europee.

Complessivamente, l’intervento dell’Unione ha consentito alle aziende europee di esportare 8 miliardi di merci e servizi in più.

La maggior parte dei successi appartiene a settori a basso valore aggiunto, come l’agroalimentare, mentre la rimozione delle principali barriere industriali e dei servizi si è rivelata “più impegnativa”, cosa che richiede un “nuovo approccio alla difesa dei nostri interessi e dei nostri diritti in un ambiente commerciale sempre più polarizzato e incerto”.

Ue valuta abolizione dazi sui farmaci

Una mossa che invece quantomeno sorprende è l’ipotesi che Bruxelles sta valutando di abolire i dazi globali sui prodotti farmaceutici e medici, e istituire uno schema di cooperazione commerciale in situazione di crisi. per evitare restrizioni all’importazione ed esportazione di dispositivi medici essenziali.

Per ora si tratta di elementi contenuti in una proposta che la Commissione europea intende presentare al Wto a nome dell’Ue, alla luce dell’esperienza della pandemia da Coronavirus.

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