Commercio, Bevilacqua: “Area comune Usa-Europa per contrastare blocco cinese”

La Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep) ha portato alla creazione del più ampio blocco di paesi ad oggi esistente

Sottoscritta il 15 novembre scorso ad Hanoi, dopo otto anni di negoziazioni, la Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep) – l’accordo commerciale di libero scambio che riunisce, ad oggi, i dieci paesi che costituiscono l’Association of Southeast Asian Nations (Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Singapore, Tailandia, Vietnam) e cinque dei paesi con i quali l’Asean ha stretto accordi di partnership bilaterali (Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Repubblica di Corea) – ha portato alla creazione del più ampio blocco di paesi ad oggi esistente, pari a circa il 30% della popolazione e del Pil mondiale.

Un cambiamento di scenario destinato a mutare gli equilibri sul fronte commerciale internazionale con effetti che, senza un’adeguata strategia, rischiano di penalizzare fortemente Europa e Stati Uniti.

Il controllo sul 50% del Pil

“Questo blocco cinese che, astutamente, ha visto la luce in maniera repentina nel pieno della pandemia, con gli altri Paesi concentrati a risolvere le problematiche sanitarie regionali, – spiega Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto di economia internazionale – mira a raggiungere un livello rasente il 50% del Pil mondiale.

Eventualità questa che si realizzerebbe facendo entrare in questo maxi accordo commerciale anche l’India e il Brasile e, considerando l’influsso che la Cina detiene sugli approvvigionamenti energetici di molteplici Stati africani, completerebbe un colonialismo mondiale”. In tale quadro, questa la prima criticità rilevata da Bevilacqua sul fronte europeo, “le  trattative per i Paesi all’interno dell’Ue diventano più complesse in quanto le interlocuzioni tra un blocco grande e un singolo Paese che non raggiunge una certa massa critica saranno ovviamente sbilanciate”.

Europa al bivio

Per far fronte al nuovo scenario si rende, dunque, necessario un cambio di rotta. “L’Europa – sottolinea l’esperto –, già con i veti che ultimamente sono intervenuti da parte di Polonia e Ungheria, sta facendo un primo errore strategico nel mostrarsi disaggregata.

E la disaggregazione è proprio ciò che la Cina vorrebbe per poter essere ancora più influente, in modo relativo nei confronti dei singoli Stati e in assoluto nei confronti dell’Europa”. Per Bevilacqua “l’Europa dovrebbe fare tutto il contrario di quello che sta facendo, ovvero mostrarsi estremamente coesa e ragionare come testa unica”. Gli effetti dell’accordo cinese sull’Europa saranno, infatti, diversi.

“Sicuramente – continua il giurista – i rapporti con la Cina continueranno a essere gli stessi ma con quest’accordo di libero scambio potrebbe cambiare l’approccio della Cina stessa nei confronti dei vecchi interlocutori. Avendo acquisito maggior forza, probabilmente, la Cina alzerà le poste in gioco ponendo delle condizioni meno vantaggiose nei confronti degli Stati europei.

E questo in un contesto nel quale tali Stati non avranno una grande alternativa di sbocco nei mercati del sud-est asiatico in quanto i Paesi facenti parte dell’accordo cercheranno di adattarsi alle condizioni cinesi senza creare una concorrenza all’interno di questo mercato comune. In sostanza l’Europa non avrà, quindi, dei mercati alternativi alla Cina nel sud-est asiatico e probabilmente la Cina e tali Paesi, forti di questa sorta di alleanza commerciale, porteranno verso l’alto le condizioni di approccio nei confronti dell’area”.

Ma se quest’ultimo aspetto, insieme alle già citate difficoltà per i singoli Paesi di portare avanti delle trattative sullo stesso piano con degli interlocutori molto più grandi, sono le principali criticità rilevate sul fronte europeo, a risentire degli effetti del Recep sono anche gli Stati Uniti. Le problematiche rilevate sul fronte Usa – come evidenzia Bevilacqua – sono rappresentate dal probabile mutamento di importanti rotte nel Pacifico e dal potenziale spostamento di alcune delle rotte dall’America settentrionale verso l’America Latina.

“In un primo momento – afferma il giurista –, in seguito  agli accordi con il Giappone e la Corea del Sud, il Rcep porterà ad alleggerire quella che è la dipendenza della Cina dagli Stati Uniti per quanto riguarda la trasformazione tecnologica, creando al contempo un importante mercato di sbocco, ad alto valore aggiunto, all’interno dell’Area. Ma si avrà anche un indebolimento dei potenziali canali commerciali della Costa pacifica.

La Cina punta, infatti, a diventare autosufficiente e gestire tutti i traffici dell’area facendo diventare, da qui a pochi mesi, centrale la zona pacifica meridionale dell’America. Un piano di egemonia del Pacifico che verrà completato con il tentativo di spostare alcuni Hub di riferimento dall’America settentrionale a quella meridionale”.

Colpo di coda del Dragone

A fronte di tutto ciò come si potrebbe reagire a questo colpo di coda del Dragone che ha portato alla chiusura di un accordo di tale portata nel pieno di una pandemia e nel periodo di transizione del governo degli Stati Uniti? “Bisogna partire dal presupposto che gli Stati Uniti e l’Europa da soli non bastano per contrastare questo mega blocco.

Per riuscirci sarà necessario – questa la proposta di Bevilacqua – un grande accordo commerciale di libero scambio che veda l’integrazione del mercato americano con quello europeo. Un accordo nel quale la nuova amministrazione Usa dovrebbe, auspicabilmente, cercare di integrare anche il Brasile, il terzo tassello mancante che potrebbe contrastare l’assoluto controllo del Pacifico da parte della Cina.

Stati Uniti, Europa e Brasile sono l’unica triangolazione possibile per contrastare il mega blocco che con l’adesione dell’India potrebbe arrivare a quasi al 40% del Pil mondiale. Il Brasile, se non attratto dall’area cinese, limiterà il danno che potrebbero ricevere gli Usa riguardo alle rotte commerciali nell’area pacifica e l’Europa creerebbe quella sponda agli Stati Uniti per quanto riguarda l’avanzata commerciale via terra della Cina”.

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