Che cos’è e come funziona Ripple, l’antagonista di BitCoin

Criptovaluta nata in California, Ripple è cresciuta in modo esponenziale nell’ultimo anno. E, a differenza di BitCoin, è apprezzata dalle banche

Sebbene quando si parli di criptovaluta il primo nome che viene in mente è quello del BitCoin, c’è una seconda realtà che – alle banche – sta iniziando a piacere: è Ripple, start-up di San Francisco (quindi con una sede fisica, a differenza del suo “antagonista”) nata nel 2012 che, nella sua recentissima storia ha ricevuto enormi finanziamenti. Banche comprese. È molto promettente, Ripple, e – coi suoi 85 miliardi di dollari di controvalore in circolazione – sta dando a BitCoin del vero filo da torcere. Negli ultimi dodici mesi, il suo rialzo è stato del +35.000%, mentre BitCoin si è fermato a +1.600%; e se un anno fa la quotazione di Ripple era di 0,006 centesimi di dollaro, oggi è di ben 2,5.

Ma qual è la grande differenza rispetto a BitCoin? Entrambi basati sulla tecnologia della blockchain, Ripple è nata con un proposito ben preciso e meno “oscuro”: porsi come nuovo sistema di pagamento per le banche e per altre istituzioni finanziarie, ovviando così al principale problema delle criptovalute (o, meglio, delle valute alternative) che – generalmente – sono scarsamente utilizzabili sui circuiti finanziari ufficiali. Di fatto, Ripple è un protocollo che consente di avere una sorta di registro decentralizzato delle operazioni, che restano comunque certificate dagli operatori telefonici o dalle istituzioni accademiche. Non ha quindi un carattere rivoluzionario, e non intende sfuggire alle autorità monetarie: semplicemente, libera le banche (ma anche – e soprattutto – le carte di credito e i servizi come Paypal) dall’obbligo di mantenere un oneroso bunker centrale che difenda i dati sensibili dei loro utenti. Con Ripple, e con le criptovalute in generale, le informazioni sono “spezzatate” e sicure. Tuttavia, esattamente come BitCoin, anche il “fratello” che le banche apprezzano ha delle falle, e si presta alle speculazioni finanziarie. Ecco perché, da parte delle istituzioni, l’approccio è sempre molto prudente. Esattamente come dovrebbe esserlo per l’utente: perdere soldi (veri) con le criptovalute è molto semplice, ed è per questo – per il suo fattore di rischio – che per ora sono molto amate da chi ama il brivido del gioco. In attesa che davvero diventino parte della vita reale, e si pongano come sistema di pagamento della nuova era.

 

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