Class action, via libera alla riforma: cosa cambia

Il Senato ha approvato la legge sulla class action che sposta la disciplina dell'azione collettiva dal codice del consumo a quello di procedura civile, generando uno strumento di portata più ampia

Il Senato ha approvato a larghissima maggioranza la legge sulla class action che sposta la disciplina dell’azione collettiva dal codice del consumo, dove si trovava fino a oggi, a quello di procedura civile, generando uno strumento di portata più ampia. Il provvedimento che detta la nuova disciplina per le azioni legali collettive ha ottenuto il via libera con 206 sì, un solo no e 44 astenuti.

COSA CAMBIA – La riforma sostanzialmente sposta la disciplina della class action dal Codice del consumo, dove era sino ad oggi inserita, al Codice di procedura civile, dove sono disciplinate tutte le fattispecie legali.
Eliminando ogni riferimento a consumatori e utenti, l’azione sarà sempre esperibile da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie in relazione a lesione di “diritti individuali omogenei” (ma non ad “interessi collettivi”). Sarà quindi nella titolarità di ciascun componente della “classe”, nonché delle organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro che hanno come scopo la tutela dei suddetti diritti, e che sono iscritte in un elenco tenuto dal ministero della Giustizia. Viene inoltre ampliato l’ambito di applicazione oggettivo dell’azione, che potrà essere chiamato in causa in tutte le situazioni di tutela soggettiva, a fronte di condotte lesive, per l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.

DESTINATARI DELLA CLASS ACTION – Il testo individua come destinatari dell’azione di classe imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle attività.

TEMPISTICHE – Tra le novità c’è anche la possibilità di aderire alla class action non solo nella fase successiva all’ordinanza, ma anche in quella che segue la sentenza, entro determinati termini. Si prevede che il giudice competente a conoscere l’azione di classe sia individuato nel cosiddetto “tribunale delle imprese” e si ridisciplina l’azione inibitoria collettiva. La riforma fissa in 30 giorni il termine entro il quale il tribunale deve decidere sull’ammissibilità dell’azione; la relativa ordinanza va pubblicata entro 15 giorni ed è reclamabile entro 30 giorni in Corte d’appello, che decide, in camera di consiglio, con ordinanza entro 30 giorni.

ISTRUZIONE DELLA CAUSA – Quanto all’istruzione della causa, il giudice civile potrà applicare sanzioni amministrative pecuniarie (da 10.000 a 100.000 euro) sia alla parte che rifiuta senza giustificato motivo di esibire le prove, sia alla parte o al terzo che distrugge prove rilevanti ai fini del giudizio; la sanzione è devoluta alla Cassa delle ammende. La sentenza stabilisce la responsabilità, definisce i caratteri dei diritti individuali omogenei che consentono l’inserimento nella classe, individuando la documentazione che dovrà essere prodotta dagli aderenti. Il tribunale, inoltre, provvede in ordine alle domande risarcitorie e restitutorie solo se l’azione è proposta da un soggetto diverso da un’organizzazione o da un’associazione. Con la sentenza, che determina l’importo che ogni aderente deve versare a titolo di fondo spese, vengono inoltre nominati: un giudice delegato, per gestire la procedura di adesione (e decidere sulle liquidazioni), un rappresentante comune degli aderenti (che deve avere i requisiti per la nomina a curatore fallimentare).

“CITTADINI PIU’ FORTI” – ‘‘La class action è legge, è una legge molto importante per i cittadini italiani che ogni volta che viene leso un loro diritto possono, se ci sono i presupposti, unirsi e far valere tutti insieme i loro diritti. E’ un altro punto del contratto di governo che viene realizzato in pochissimo tempo”. Così in un video su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. ”E una legge che dà la possibilità a tanti cittadini che da soli sarebbero deboli di unirsi e diventare forti, magari se dall’altra parte c’è un soggetto economicamente molto forte” sottolinea il ministro, ricordando che ”non vale soltanto per il privato cittadino ma anche per le imprese perché questa legge dà la possibilità agli imprenditori di unirsi se un loro diritto è stato leso”, e che ”con la class action non ci saranno più tanti processi ma i cittadini possono unirsi e così tanti processi che occupano tante aule giudiziarie diventeranno uno solo”. ”In 9 mesi la legge è stata incardinata, ci sono state audizioni e il parlamento l’ha esaminata e l’ha votata. Faccio parte di un governo – conclude il guardasigilli- che ha deciso di mettere la giustizia tra le priorità per i cittadini ”.

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