Class action, a rischio i risarcimenti, garantite le lungaggini

In particolare sembra difficile rivalersi con la pubblica amministrazione. Ma anche con i privati non mancano intoppi

Dal 1° gennaio hanno debuttato le azioni collettive contro la pubblica amminstrazione e le imprese. Entrambe le tipologie rischiano di diventare un calvario per chi promuove le cause.
Vediamo perché.

Class action contro la pubblica amministrazione
Si comincia con un ricorso contro la lesione degli interessi di un gruppo di utenti.
Siamo ancora in attesa dei decreti attuativi che chiariranno molti punti. A oggi, è comunque evidente che l’azione collettiva è possibile allorché siano state violate le carte dei servizi che regolano gli standard di qualità dell’attività amministrativa e dell’attività dei concessionari di pubblici servizi (per esempio termini di conclusione dei procedimenti, garanzie di trasparenza e partecipazione dei cittadini).
Un altro caso per cui è prevista la class action pubblica si verifica quando ci siano ritardi nell’emanazione di provvedimenti amministrativi. In questo caso l’azione si affianca alla possibilità che ha ogni singolo cittadino di agire individualmente contro i ritardi relativi alla sua pratica particolare, con in più il vantaggio di chiedere anche il risarcimento del danno.

Prima di procedere con la class action è necessario tuttavia inviare una diffida all’amministrazione. In questo modo si vuole dare modo all’amministrazione stessa di rimediare da subito al disservizio. Per farlo, ha tempo 90 giorni, il che comporta un inevitabile allungamento del procedimento. Per fare la diffida è inoltre necessario ricorrere agli ufficiali giudiziari, non basta una semplice raccomandata: altre lungaggini.
A questo punto, il giudice competente è il tribunale amministrativo che, se accerta violazione, omissione o inadempimento, ordina di porvi rimedio. Ma non è mica finita, perché il cittadino potrà vedere riconosciute le proprie ragioni solo se ciò non implica nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Un esito incerto dopo un percorso a ostacoli.

Class action privata
E’ l’azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende.
In pratica, più utenti che abbiano patito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, possono unirsi in una sola azione. Chiunque si trovi nella medesima situazione di chi ha promosso la causa può aderirvi anche in seguito.

Un giudice si occuperà di un esame preventivo per verificare la rappresentatività di chi ha instaurato il giudizio a curare l’interesse della classe – il gruppo di consumatori o utenti che versino nella medesima situazione – e per accertare l’assenza di conflitti di interesse.
Se la domanda è accolta, il tribunale pronuncia sentenza di condanna con cui liquida le somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione.
La sentenza diviene esecutiva decorsi 180 giorni dalla pubblicazione.
Ma se sugli stessi fatti ci sono in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente o un giudizio presso il giudice amministrativo, il giudizio potrebbe subire una sospensione.
Insomma, i tempi sono lunghi.

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Class action, a rischio i risarcimenti, garantite le lungaggini