Chi è Catia Bastioli, la produttrice di sacchetti bio sotto accusa

Amministratore delegato del gruppo Novamont, Catia Bastioli è al centro della polemica che ha per oggetto i sacchetti biodegradabili a pagamento.

Umbra di Foligno, classe 1957, Catia Bastioli è la donna più nominata del momento. È infatti lei, l’amministratrice delegata di quel gruppo Novamont che produce i sacchetti biodegradabili a pagamento, al centro di una furiosa polemica proprio in questi giorni. A gran parte degli italiani, infatti, i 2 centesimi a sacchetto non sono andati giù. E, al centro del marasma, c’è finito proprio il volto dell’azienda. Ma chi è Catia Bastioli, e qual è stata la sua riposta a tale polemica? Oggi alla guida di un gruppo innovativo, specializzato nella produzione del Mater-Bi (con cui i produttori, che in Italia sono circa 150, realizzano poi i sacchetti biodegradabili ultraleggeri), è esperta di materiali, sostenibilità ambientale e materie prime rinnovabili. Co-fondatrice del centro ricerche Fertec, ha a lungo lavorato all’ottenimento di materie bioplastiche a partire da amido di mais, grano e patata. Nel 1992, in seguito alla fusione di Fertec con Novamont (nata per commercializzare i prodotti del primo), ha trasformato quello che era un centro di ricerca in un’azienda di primissimo piano nel settore delle bioplastiche e dei prodotti a basso impatto ambientale, realizzati con materie prime rinnovabili. Nominata dal governo Renzi nel 2014 presidente della partecipazione pubblica Terna, Catia Bastioli ha depositato 90 brevetti base e 900 brevetti internazionali, tra cui per l’appunto quello del Mater-Bi, il materiale di origine vegetale utilizzato per confezionare quei sacchetti biodegradabili al centro della polemica.

Secondo i suoi detrattori, la scelta del Governo di far pagare quei sacchetti al consumatore sarebbe una sorta di “regalo” nei suoi confronti, per il suo ruolo di comando nella filiera della bioplastica e per la sua vicinanza all’ex premier. In risposta alle voci che circolano su di lei, Catia Bastioli ha ribattuto sostenendo come la scelta dell’Italia risponda ad una direttiva europea, e quanto quei sacchetti siano un beneficio per l’ambiente. I materiali di cui sono composti sono infatti in grado di creare un compost che, con l’organico, può essere utilizzato per concimare i terreni. Non dovendo essere smaltiti nelle discariche, questi sacchetti garantiscono inoltre un risparmio nei costi di smaltimento e di produzione di anidride carbonica.

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