Strategie di sopravvivenza: il cervello abbassa il conto al supermercato

Uno studio rivela che in tempo di crisi tendiamo a sottostimare il prezzo degli articoli che mettiamo nel carrello della spesa

Meccanismo di autodifesa o semplici deficienze matematiche?
Fatto sta che in tempo di crisi, quando dovremmo stare attenti al portafoglio, sbagliamo a fare i conti della spesa. E la cosa buffa è che li sottostimiamo.
A questa conclusione è giunta una ricerca americana della Cornell University di Ithaca, che ha coinvolto 300 persone che dovevano calcolare il costo della propria spesa al supermarket.

E’ emerso che più della metà del campione si presenta alla cassa con una cifra in mente che è inferiore a quella reale. E’ come se il cervello tardasse ad adattarsi alla crisi, portandoci a sottostimare i conti. Oppure, al contrario, si tratta di un raffinato adattamento: il cervello ci corazza contro lo stress. Purtroppo poi lo stress ci piomba tutto addosso alla cassa.
Insomma, è qualcosa di molto simile a un “rifiuto”, come quando non si aprono più le bollette o le comunicazioni delle spese di condominio per il terrore della verità. E quelle si accumulano.

Lo studio dimostra anche che più si cerca di essere precisi nei conti e più aumenta il margine d’errore. Se si calcola con estrema pignoleria e presunta precisione ogni singolo articolo infilato nel carrello, si sbaglia più grossolanamente.
Forse una spiegazione molto semplice risiede nel fatto che questi conti sono quasi sempre fatti a mente, dicono gli studiosi. In effetti non è molto comune vedere gente che gironzola per gli scaffali con una calcolatrice in mano.

Cosa fare dunque se il cervello non si “evolve” al ritmo della crisi? Brian Wansink, il responsabile del team di ricerca, consiglia paradossalmente di fare i conti per approssimazione: si moltiplica una cifra media per il numero di articoli finiti nel carrello.
Insomma, se un chilo di zucchine costa 1 euro e 50, una bottiglia di vino, 5 euro e 45, e un fustino di detersivo, 9 euro e 30, si fa la media approssimativa e poi si moltiplica per tre.
Sarà più semplice e preciso?

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