Cellulare, casco, autovelox: quando è inutile contestare la multa

E' inutile difendersi dicendo che il vigile si è sbagliato, che non vi ha fermato o che c'era un'emergenza. La Cassazione stabilisce i casi di infrazioni stradali "inappellabili"

Ci sono volte in cui bisogna proprio rassegnarsi e pagare. Inutile tentare di impietosire il vigile o il giudice di pace. Lo dice la Cassazione: per alcune infrazioni al Codice della strada alla multa non c’è scampo, anche se non c’è stata la contestazione immediata. Vediamo quali sono questi casi “inappellabili”.

Cellulare, non c’è fretta che tenga

Parlare al cellulare alla guida senza auricolare o vivavoce è sicuramente uno di questi casi. Non c’è bisogno che l’agente vi fermi per procedere al verbale. La Cassazione stabilisce che “la prova del possibile errore di percezione da parte dell’agente non può essere fondata su una valutazione presuntiva in ordine alla distanza”. Tradotto in italiano corrente: non serve a nulla difendersi dicendo che il vigile ha visto male perché era lontano. Come dire: la loro parola conta più della vostra.

Non vi salva nemmeno invocare l’urgenza della telefonata. La Suprema corte ha respinto il ricorso di un’automobilista genovese sorpreso dalla polizia municipale col cellulare all’orecchio mentre era alla guida. L’automobilista si era giustificato invocando “lo stato di necessità derivante dall’esigenza di informare immediatamente il padre gravemente ammalato e che si trovava a casa, di prepararsi per essere accompagnato dal figlio presso una struttura sanitaria per esami diagnostici urgenti”.

Ma per la Cassazione (sentenza 11266) in questo caso “non può essere ritenuto sussistente lo stato di necessità” valido a giustificare l’illecito. Non si trattava, cioè, di una situazione di pericolo tale da non poter essere affrontata senza infrangere il Codice delle strada. Il conducente deve dimostrare “l’impossibilità, e non la semplice difficoltà o scomodità, di ricorrere a mezzi leciti alternativi, quale il fermarsi a lato della strada per i pochi minuti necessari alla comunicazione”.

Senza casco non serve essere fermati

Stesso discorso vale per chi viene sorpreso in moto senza casco ma non viene fermato: anche qui inutile dire che il vigile ha visto male, per la Cassazione al suo occhio non sfugge nulla. Nella sentenza 11656 la seconda sezione civile afferma che è “ben possibile che agenti verbalizzanti impegnati nelle formalità di altra contestazione riescano a individuare un motociclista senza casco ed annotare la targa del veicolo senza riuscire a intercettarlo tempestivamente per contestargli l’infrazione nell’immediatezza del fatto”.

L’autovelox ha sempre ragione

Non serve la contestazione immediata neanche nel caso dell’autovelox allestito dagli agenti della Stradale o dai vigili urbani. Il verbale di accertamento di un’infrazione rilevata con questo dispositivo – ribadisce la Cassazione – è valido se l’apparecchiatura consente la verifica del superamento del limite di velocità solo dopo il transito del veicolo ed è gestita direttamente dagli agenti di polizia.

Il verbale vale anche “orale”

Non si può nemmeno sperare che il vigile-falco, dopo averci beccato, scopra di non avere con sé il libretto delle multe. Il verbale può essere fatto anche a voce. “La contestazione – dice la Corte – deve ritenersi immediatamente avvenuta, anche se la consegna del verbale (per validi motivi) non segua nello stesso contesto di tempo, allorquando il contravventore sia stato fermato ed il pubblico ufficiale gli abbia indicato la violazione commessa e lo abbia posto in grado di formulare le proprie osservazioni”. Insomma, basta che te lo dica. Che la constatazione “orale” possa lasciare un certo rischio nella dimostrazione dell’accaduto e nell’eventuale difesa in un successivo giudizio per gli “ermellini” non sembra essere un problema.

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